Se non ora quando?

Dopo S&P anche Moody’s declassa il debito italiano, e a cascata Regioni ed enti locali vedono abbassare il loro rating. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi si è stabilizzato a cifre record. Le stime sulla crescita sono tutte pessimistiche.
A Barletta quattro giovani operaie muoiono sotto il crollo di una palazzina in cui lavoravano in nero per meno di quattro euro l’ora, squarciando il velo su una condizione meridionale e femminile insopportabile per un Paese civile e avanzato.
Intanto il capo del Governo prosegue l’osceno teatrino delle battute da caserma, nella stanca ripetizione di un copione ormai ributtante. Il Paese è sull’orlo del baratro, epicentro di una crisi che rischia di travolgere l’Europa, e noi dobbiamo continuare ad avere un Presidente del Consiglio che non distingue il Parlamento dal Bagaglino?

Finalmente nel Pdl sembra manifestarsi in maniera aperta una riflessione critica, la consapevolezza che così non si può andare avanti. Vedremo nei prossimi giorni se da queste voci critiche deriveranno gesti e comportamenti conseguenti. Noi non possiamo che ribadire la richiesta ferma di una discontinuità per poter affrontare seriamente le emergenze economiche e sociali che toccano imprese, lavoratori, famiglie. Una discontinuità che, ad esempio, cancelli la parola condono fiscale dall’elenco delle misure da prendere in considerazione per il decreto sulla crescita. Una discontinuità che possa mettere sindacati e imprenditori attorno allo stesso tavolo a discutere di equità, tasse, lavoro, welfare, produttività e innovazione per scrivere un nuovo “patto per la crescita e l’occupazione”.

Una discontinuità che prenda le mosse dall’appello del Presidente Napolitano all’unità e alla coesione nazionale. E’ evidente che una svolta di questa portata richiede l’uscita di scena di chi in questi anni si è reso protagonista di una politica fondata sulle facili promesse del populismo, sugli egoismi sociali e territoriali, sulla divisione delle forze produttive, sull’umiliazione delle risorse giovanili e femminili del Paese.

Una cosa è certa: tutto è meglio di questo Premier e di questo Esecutivo.

Berlusconi e Bossi resisteranno, magari pensando di andare al voto con il Porcellum nella primavera prossima. Ma l’Italia rischia di arrivare al voto stremata, con una economia ferma e un conflitto sociale sempre più aspro e noi non possiamo considerare questo scenario auspicabile.

Ecco perché il Pd, tutto il Pd a cominciare dal Segretario, ha fatto bene in questi mesi a proporre un governo di transizione guidato da una personalità di alto profilo, con una forte credibilità in Italia e in Europa, che possa raccogliere in Parlamento il sostegno per realizzare un programma di riforme essenziali. Se questa strada si rivelerà percorribile, e noi crediamo lo debba diventare per il bene dell’Italia, non mancherà il contributo e l’apporto del Pd.

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