Riduciamo i rimborsi ai partiti ma basta populismo

«Io sono disposto a inserire nella norma sulla trasparenza non solo il congelamento dell’ultima tranche di luglio, ma anche una riduzione dei rimborsi. Ma bisogna pur dire che il dimezzamento dei fondi ai partiti è stato fatto e che nel 2015 arriveranno a essere la metà, 145 milioni di euro rispetto ai 285 e passa del 2008. Per me va bene fare ancora di più, ma se non mettiamo tutti un argine a questa ondata di antipolitica non basterà neanche questo».

Di fronte alle pressioni che montano fuori e dentro il suo partito, dove personalità come Fassino, Fioroni o Castagnetti chiedono di battere un colpo subito, Pierluigi Bersani capisce che è il caso di rompere gli indugi e ammette che l’entità delle risorse ai partiti va ridotta. Ma non si spinge a seguire la Lega e l’Idv nella rinuncia alla quota annuale che i partiti dovrebbero incassare a breve. Il segretario del Pd non lo può dire chiaro e tondo, ma ci pensa il tesoriere Antonio Misiani sul Fatto Quotidiano ad ammettere che in pratica quei fondi sono già impegnati, che il partito ha un disavanzo di 43 milioni di euro e senza quei soldi «chiuderebbe» i battenti. Il timore non detto invece è non avere mezzi adeguati per affrontare la campagna elettorale del 2013 ed è questo a sconsigliare le rinunce che altri possono permettersi di sbandierare.

E’ ben consapevole Bersani che dopo gli ultimi scandali nel paese monta l’indignazione, che la gente arriva a minacciare di non pagare l’Imu fino a quando non verranno asciugate le casse dei partiti. E prima di dire la sua al convegno di Cortona, in privato si sfoga «perché lo so bene che ci sono queste spinte qui, vado in giro e mi dicono le stesse cose. Ma non c’è modo di frenarle se non con un processo collettivo. E sono pure pronto a rispondere ok, tagliamo ancora i nostri fondi, ma prima voglio che qualcuno mi dica ben chiaro se il concetto di democrazia va tutelato o no».

Forse sarebbe il caso di ammettere che i cosiddetti rimborsi elettorali in realtà sono usati anche per mantenere le strutture dei partiti, sedi e dipendenti, tutto l’anno? «E’ vero, bisogna chiamarli col loro nome, finanziamento pubblico e dire che serve per garantire una vita ai partiti e alla democrazia». E se gli si fa notare che con quei cento e passa milioni di euro della famosa ultima tranche di luglio si potrebbe magari reintrodurre il tempo pieno nelle scuole materne, il leader Pd si rabbuia. Perché se si vogliono usare argomenti del genere, reagisce, «anche con le liquidazioni d’oro di dieci supermanager si potrebbero fare tante cose utili. Ma qui il rischio è che entro sei mesi ci troveremo di fronte ad un bivio tra nuove forme di populismo e una riscossa civica che porti tutti, tutti, cioè politica, classe dirigente, commentatori e pubblica opinione, a stabilire la difesa di certi valori. Capisco che ciò vuol dire andare controcorrente, ma non cederò all’antipolitica e non ci sto che i partiti vengano messi tutti nello stesso mucchio».

E se in privato se la prende con le campagne dei media che cavalcano la rabbia popolare, davanti ai dirigenti di AreaDem, Bersani articola così le sue paure: «Viviamo la più grave crisi economica dal 1929 ad oggi e la più grave crisi della politica dal ’92 ad oggi, tutte e due assieme. E badate che la tecnocrazia non può interpretare l’antipolitica in modo sanguigno. Qui ci sono populisti in cerca d’autore e apprendisti stregoni che credono di fomentare l’antipolitica, ma se pensano che dopo arrivi qualcuno in doppio petto si sbagliano. Da qui al 2013, o si rilanciano forme largamente populistiche o si intraprende una lunga marcia per ricostruire l’unità del paese. E noi non gonfieremo le nostre vele con un vento cattivo che non porta sulla buona rotta».

Ma dovendo dare qualche segnale tangibile su un tema così sensibile, il segretario Pd delinea questo percorso: «Partiamo con i controlli dei bilanci, i nostri sono già trasparenti, e al tempo stesso ragioniamo su forme e quantità dei finanziamenti, ma dentro un quadro di compatibilità con la vita dei partiti. Possiamo darci due mesi di tempo e usare la legge sulla trasparenza dove inserire anche due o tre articoli sulla democrazia interna dei partiti, per attuare già in quella sede pure l’articolo 49 della Costituzione. Ma oltre a fare presto, va raccontata la verità: il dimezzamento dei fondi è già in corso e a regime la quota pro-capite sarà più bassa che in Francia e Germania».

E per rispondere indirettamente a Fini, Bersani chiude ai fondi privati, perché «ad una politica che si finanzi andando a battere cassa a grandi manager ed ereditieri io dico no e poi no».

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...