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Il governo non è più maggioranza

Ciò che fa davvero impressione nella mozione di sfiducia presentata dal capogruppo del Partito Democratico, Dario Franceschini, e discussa ieri pomeriggio alla Camera, non sono soltanto i numeri con cui si è stabilito che la maggioranza non è più maggioritaria al governo di questo Paese, ma bensì come quest’ultima si stia man mano che passano i giorni sempre più sgretolando sotto i suoi stessi frantoi politici.

A toccare i punti salienti del dibattito di ieri è stato lo stesso Franceschini, il quale, con un discorso talmente inappuntabile sul merito della mozione di sfiducia al sottosegretario alla giustizia – mentre tutta la maggioranza, soprattutto il guardasigilli Alfano, si è soffermata sul piano penale della questione e non sul piano politico – ha spalancato la porta della crisi che solo il Presidente del Consiglio si ostina a dire inesistente:

La maggioranza uscita dalle elezioni non c’è più. C’è una maggioranza residuale che dovrà conquistarsi la sopravvivenza volta per volta, con le astensioni sui singoli emendamenti. E’ iniziata la seconda parte della legislatura e sarà tutta diversa. Non sappiamo quanto durerà. Ma, on.le Berlusconi, non pensi di spaventare tutti minacciando le elezioni: ridotti come siete a brandelli le perdereste! Si ricordi che lei può dare le dimissioni e il giorno che lei lo farà sarà il giorno della sua resa e della nostra vittoria. Ma un minuto dopo le dimissioni lei esce di scena e la parola passa al capo dello Stato e al Parlamento e noi che sappiamo che sarebbe folle tornare a votare per la terza volta con questa legge elettorale – questa porcata come l’avete chiamata – faremo ogni battaglia per tornare a votare con una legge diversa. Nostro obiettivo è riconsegnare l’Italia ad un confronto normale e civile

L’altro dato interessante è venuto fuori dal discorso della deputata del Pdl Chiara Moroni.

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Quando Caliendo il sol…

La votazione alla mozione di sfiducia per il sottosegretario Caliendo si è appena conclusa. Dalle motivazione di voto date dai capogruppo di Pdl, Pd, Idv, Lega, Futuro e libertà e Udc, il sottosegretario Caliendo, come si supponeva alla vigilia, è stato confermato vice ministro alla giustizia.

I deputati presenti erano 603, i votanti al netto degli astenuti sono stati 528: 299 i contrari e 229 i favorevoli. Fa piacere sapere che il governo ha perso 15 voti per strada: dovevano essere 315 voti blindatissimi e invece se ne sono trovati 299 alla spanna. Il governo dei furfanti si è ancora una volta dimostrato più forte. Buona continuazione a tutti con il last minute qui sotto.

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E anche per oggi il governo regge…

Oggi, dalle 14.30 in poi circa (trasmesso in diretta da RaiTre e, forse, RaiNews), ci sarà alla Camera il dibattimento con cui il Partito Democratico e l’Idv chiedono a Giacomo Caliendo le dimissioni da sottosegretario alla giustizia.

Probabilmente non succederà nulla, quindi Caliendo rimarrà sottosegretario, ma è giusto ricordare come si svolgeranno i lavori parlamentari di questo pomeriggio.

Numeri.
I deputati sono 630, l’asticella della maggioranza è fissata a quota 316. PdL e Lega hanno annunciato voto contrario alla mozione: sono 296 voti. Insieme a loro voteranno contro i quattro finiani membri del governo – Ronchi, Urso, Menia e Buonfiglio – come confermato ieri dallo stesso presidente della Camera. Si arriva quindi a 300. Chi voterà certamente in modo favorevole sono i deputati di PD e IdV, che insieme raggiungono quota 235. I membri dell’UdC, dell’ApI, del MpA e di Futuro e libertà hanno deciso ieri di astenersi: in tutto sono 76. Rimangono fuori alcuni membri del gruppo misto, ma l’orientamento dell’aula è comunque chiaro, visto che gli astenuti fanno abbassare l’asticella e i no saranno più dei sì. Caliendo resterà al suo posto.

Se l’esito è già scritto, cosa resta da guardare?
L’esito del voto è scontato ma il dibattito parlamentare che lo precederà ha qualche ragione di interesse. Sarà interessante ascoltare le motivazioni offerte dai vari capigruppo davanti al primo voto del nuovo scenario politico apertosi con la fuoriuscita dei finiani dal PdL. Sarà interessante ascoltare la loro dichiarazione di voto e quella dei vari gruppi centristi che insieme a loro si asterranno: se da una parte c’è chi da giorni si sfrega le mani parlando di “terzo polo”, dall’altra secondo Repubblica ieri Fini avrebbe detto ai suoi che “Nessuno è autorizzato, perché non è la mia idea né il mio progetto, a parlare della riunione come si trattasse di prove del terzo polo”.

Il Governo dunque regge.
Per ora sì. Dentro il PdL alcuni più esagitati di altri continuano a dire che Berlusconi deve comunque chiudere qui la storia di questo governo, che l’astensione dei finiani è gesto sufficiente a giustificarla. Ieri Mario Landolfi ha detto che “un minuto” dopo il voto sulla mozione Berlusconi dovrebbe salire al Quirinale e rendere conto a Napolitano della fine della maggioranza. Solo che non troverebbe nessuno, perché ieri Napolitano ha fatto due telefonate – una a Berlusconi, una a Fini – si è fatto raccontare come stanno le cose e poi ha deciso di andare a Stromboli in vacanza. Qualcosa vorrà dire.

Seduta n. 365 di Mercoledì 4 agosto 2010

MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE VOLTE ALLA PRESENTAZIONE DELLE DIMISSIONI DA PARTE DEL SOTTOSEGRETARIO DI STATO GIACOMO CALIENDO

La Camera,
premesso che:
emerge dalle notizie di stampa di questi giorni una vicenda che riguarda l’esistenza di un gruppo di persone, tra le quali alcuni pregiudicati, che in modo sistematico sembra che costruiscano o cerchino di costruire relazioni e contatti allo scopo dichiarato di orientare decisioni di organi costituzionali e politici;
questo gruppo trova udienza in esponenti del Governo, tra i quali il Sottosegretario alla giustizia, senatore Giacomo Caliendo;
il Sottosegretario Caliendo ha confermato in questi giorni la sua presenza a convivi con tale gruppo di persone, ma ha negato che, in sua presenza, si sia parlato di come condizionare organi dello Stato;
al di là della responsabilità penale, non può non essere politicamente censurabile la partecipazione del Sottosegretario Caliendo, che al momento non risulta indagato, a riunioni, in compagnia del capo degli ispettori ministeriali dottor Miller, con un bancarottiere pregiudicato sospettato di essere implicato in alcune delle vicende più torbide del dopoguerra,

impegna il Governo

ad invitare il Sottosegretario Giacomo Caliendo a rassegnare le dimissioni da Sottosegretario di Stato alla giustizia.
(1-00416) «Franceschini, Donadi, Amici».