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Il ministero del sottosviluppo economico

Sono 90 giorni che Berlusconi ha l’interim per lo sviluppo economico, 90 giorni che l’economia industriale italiana è nelle mani di un signor nessuno più interessato a bloccare le intercettazioni oscurando la magistratura e l’informazione, che far qualcosa per soddisfare il “bisogno” di crescita del Paese Italia. Novanta giorni.

In meno tempo Jules Verne sosteneva che si potesse girare il mondo. Il governo ha solo rigirato la frittata senza mai cuocerla. Berlusconi non è stato capace di trovare un valido sostituto di Scajola al suo interno: è riuscito a creare il ministro del nulla adoperandosi per il legittimo impedimento, ma non è stato capace di nominare il capo del dicastero che serve maggiormente al paese oggi. Non è stato capace di trovarlo nemmeno nella cosiddetta società civile, nessuno, tra i maggiori referenti dell’industria e delle corporazioni produttive, è in grado – per Silvio Berlusconi – di poter aspirare ad essere il Mister Industria italiano.

Dove è finito il made in Italy tanto decantato al momento dell’Alitalia agli italiani? dove è andata a finire la discussione sul made in Italy, sulle norme per tutelarlo e sulle scelte da fare per riposizionarlo sui mercati globali? dove è finita la concorrenza italiana in tutti i settori tanto da rimanere “offertisti” anche in questo periodo di crisi?

Sono semplicemente finiti nel dimenticatoio del ministero dello sviluppo economico.

Tra poco saremo in autunno e dunque in piena fase occupazionale. Abbiamo sostenuto il radicamento territoriale decentrando l’impossibile ed evitando la deindustrializzazione all’estero; ci siamo accorti che la Fiat al sud si chiamerà Fabbrica Italia Pomigliano e decenni di lotta sindacale verranno buttati nel cesso; ci siamo accorti che la crisi dava la possibilità alle aziende – anche a quelle piccole – di rivoltarsi come calzini rivisitando la struttura costi/produzione in modo da tornare competitivi. E in parte ci siamo pure riusciti.

Non ci siamo accorti però che partner e concorrenza si stavano attrezzando quanto e più di noi. A noi è bastato vedere Marchionne e Obama che parlavano di industrializzazione nella città di Henry Ford. Siamo un paese che si accontenta: a noi basta vedere due persone sorridere per essere felici.

Non ci siamo accorti, ad esempio, che l’industria tedesca è complementare ai cinesi e non diretta concorrente: la Volkswagen, che ha già 9 stabilimenti in Cina, sta progettando il decimo e l’undicesimo. L’Italia invece evoca cattivi ricordi di medioevo e caccia ai musi gialli. Ma siamo in Italia, quel paese tanto vicino alla padania.

I dati Istat parlano di una crescita nell’export. Può darsi. Ma non chiamiamola «politica industriale» perché l’espressione evoca anatemi afasici come nel caso Marchionne-Serbia.

Ma non chiamiamola «politica industriale» anche perché di politico ha ben poco. Manca quel ministero che dovrebbe produrla, la «politica industriale». E intanto le vendite di auto nel mese di luglio sono precipitate a -26 per cento, con una stima annuale che si attesterebbe attorno al -35%.

Benvenuti in Italia, il paese del sottosviluppo economico.

(Giacomo Lagona)

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Ditelo a loro che la crisi sta passando/4

Il Partito Della Crisi: un movimento che non teme neppure il recente sbarramento del 4%, sempre pieno di nuovi aderenti e oratori accalorati, un bacino incredibile di voti e votanti (ma anche di edicole votive), senza bandiere, né destra né sinistra insomma… perché tutto sì sa fa brodo, anzi fa crisi. Basta camminare per strada, quella della propria città, poco importa se piccolo centro urbano o grande metropoli perché al bancone del salumiere, tra i copioni del fruttivendolo abusivo, al bar o alla posta troverai sempre qualcuno che appartiene al partito della crisi, anche senza saperlo. Il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, ha parlato di “una crisi, quella che stiamo vivendo, più grande di quella del dopoguerra, e tra due mesi sarà molto peggiore, colpendo anche le aziende più piccole”.

Intervista estemporanea ad un gruppo di persone, lavoratori nel settore edilizio. Un viaggio attraverso la crisi, attraverso le periferie palermitane popolate da piccoli imprenditori, famiglie, donne e uomini che oggi giorno tentano di sopravvivere e tirare avanti nonostante tutto.

Chiacchieratori da strada e di crisi

Ditelo a loro che la crisi sta passando/3

Il Partito Della Crisi: un movimento che non teme neppure il recente sbarramento del 4%, sempre pieno di nuovi aderenti e oratori accalorati. Un bacino incredibile di voti e votanti (ma anche di edicole votive), senza bandiere, né destra né sinistra insomma… perché tutto sì sa fa brodo, anzi fa crisi. Basta camminare per strada, qualsiasi strada di qualsiasi città, poco importa se piccolo centro urbano o grande metropoli, per sentire più o meno gli stessi discorsi: nel bancone del salumiere, tra i copioni del fruttivendolo abusivo, al bar o alla posta. Troverai sempre qualcuno che appartiene al partito della crisi, a volte, senza neppure saperlo. Il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, ha parlato di una crisi, quella che stiamo vivendo, più grande di quella del dopoguerra, e tra due mesi sarà molto peggiore, colpendo anche le aziende più piccole”.
Intervista estemporanea ad un commerciante palermitano. Un viaggio attraverso la crisi, attraverso le periferie palermitane popolate da piccoli imprenditori, famiglie, donne e uomini che oggi giorno tentano di sopravvivere e tirare avanti nonostante tutto.

ll commerciante di passi