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G-Gate – Genova 2001, il massacro del G8

Venerdì 22 luglio alle 10 su pdcordenons.it

LA SETTIMANA CHE SCONVOLSE GENOVA SUL WEB “A RETE UNIFICATA”
G GATE  PER NON DIMENTICARE

Luglio 2001: la polizia irrompe nella scuola Diaz durante il G8.
A dieci anni la rete ricorda quei giorni trasmettendo l’inchiesta “G-Gate”.

Sono passati 10 anni da quella tragica sera di luglio 2001 quando le forze dell’ordine fecero irruzione nella scuola Diaz di Genova, dove i manifestanti si erano accampati per passare la notte. Per non dimenticare quelle drammatiche ore Altratv.tv e Tiscali – insieme a centinaia di micro web tv, blog e videoblog, web radio, micromedia iperlocali e network editoriali – ricordano la settimana che sconvolse Genova e l’Italia intera.

Verrà trasmesso online in anteprima web “a rete unificata” in un’unica visione venerdì 22 luglio alle ore 10 “G-Gate – Genova 2001, il massacro del G8”, il documentario firmato dai giornalisti Franco Fracassi e Massimo Lauria, presenti in quei giorni al G8 di Genova. L’inchiesta, prodotta da Telemaco, getta luce a dieci anni di distanza su molte zone d’ombra di quei giorni raccontando le speranze dei dimostranti, i meccanismi che hanno portato alla violenza indiscriminata delle forze dell’ordine e di una parte dei manifestanti, gli interessi politici. “G-Gate” è il frutto del lavoro di oltre 50 persone, più di 100 intervistati e oltre 1000 pagine di documenti raccolti.

Dopo il G8 di Genova sentimmo l’esigenza di condurre un’inchiesta indipendente per capire cosa fosse realmente accaduto in quei giorni – affermano Franco Fracassi e Massimo Lauria – sembrava impossibile che le violenze subite dai manifestanti fossero dettate soltanto dalla volontà di repressione delle forze dell’ordine. In effetti le nostre fonti ci parlarono subito di una strategia repressiva voluta e affidata ad un coordinamento di intelligence sovranazionale. Più parlavamo con i testimoni più ci convincevamo che a Genova c’era stata la precisa volontà di massacrare un movimento, di frantumarlo contro i manganelli delle forze dell’ordine”.

La diretta è promossa dal network delle micro web tv italiane Altratv.tv in collaborazione con Tiscali.it e verrà trasmessa in diretta su www.pdcordenons.it a partire dalle ore 9,45 fino al termine del documentario.

Si ringrazia Telemaco per l’autorizzazione alla trasmissione del documentario.

Draquila l’Italia che non trema

Draquila. L’Italia che trema, l’ultimo docu-film di Sabina Guzzanti, verrà proiettato domani sera 22 luglio alle 20.45 nella sala delle conferenze della sede del Partito Democratico di Cordenons.

Draquila nasce dall’esperienza dell’attrice nelle terre abruzzesi colpite dal terremoto dello scorso anno e dal post-G8, dove il premier, dando sfoggio alla sua immensa vanità mediatica, ha portato i grandi della terra a vedere i disastri che la natura riesce a fare quando viene abusata.

La Protezione Civile, la censura, la paura e la diffidenza degli aquilani verso tutto ciò che fa politica nel nostro paese. Sono solo alcuni dei temi importanti e dei momenti interessanti del film della Guzzanti, ripresi con l’occhio pragmatico e illusorio della telecamera. Illusorio perché è cinema, ma reale come me e come voi perché a parlare sono i protagonisti dell’Aquila martoriata dalla notorietà voluta dal Silvio Berlusconi. Il film racconta dell’Italia che non trema, ma che ha paura di toccare con mano l’abisso.

Una mia amica giornalista un giorno mi dice: “Ho conosciuto un signore che racconta storie stranissime su L’Aquila. Non ho capito molto di quello che diceva, ma gli ho detto di parlare con te perché questo è il genere di cose che ti interessano”.
Non aveva torto. Era luglio, a breve sarebbe iniziato il G8 ed ero decisa a incontrare il signore in questione. Ma in quei giorni la città era sotto assedio e andarci significava farsi fermare dai militari ogni tre metri. Quindi me la prendo comoda, avrei aspettato che i giorni dei grandi della terra fossero passati.
Qualche tempo dopo, alla fine di uno spettacolo, io e due amiche ci rimettiamo in marcia verso L’Aquila partendo da Arezzo.
Il signore che avrebbe detto delle cose che mi avrebbero impressionato, era di casa in un campo autogestito. È stata una serata bellissima, io lì in mezzo a loro, alcuni ragazzi mi hanno offerto l’imitazione di un loro professore in cambio di un Berlusconi.
Poi il clima goliardico della serata è andato sfumando e hanno iniziato a dare spazio ai loro pensieri. La cosa che mi ha colpito è che tutti avevano un’adorazione e una gratitudine sconfinata per i volontari e i vigili del fuoco mentre nei confronti dei dirigenti della della Protezione Civile era diffuso un sentimento di diffidenza e di paura.
Ho cominciato ad osservare quello che succedeva.
C’era una popolazione per lo più di anziani e una buona parte di famiglie affrante sì, ma convinta che nella disgrazia non gli poteva andare meglio.
E una popolazione che mugugnava impaurita e sospettosa. Qualcuno di questi partecipava a comitati cittadini e si affannava a parlare nel vuoto.
Alcuni dei ribelli dicevano: “Qui si sta facendo un esperimento. Quello che succede qui è quello che vogliono che succeda in tutta Italia.”
Mi sono fatta suggestionare e ho provato l’emozione di scoprire dal vivo quello che tutta Italia oggi sta scoprendo sui giornali.
Quello che venivo a sapere sulla Protezione Civile mi sembrava enorme, incredibile. Abbiamo preso atto dell’esistenza di uno stato parallelo che stava crescendo senza che nessuno ne sapesse niente. Si parla molto della censura dell’informazione in Italia. Ebbene la censura copre operazioni come questa. La censura e la costante minaccia della perdita del lavoro per chiunque esprima dissenso.
Come mai gli italiani votano Berlusconi?
La violenza della propaganda, l’impotenza dei cittadini, l’economia e i rapporti di forza fondati sull’illegalità e una catastrofe: il terremoto che ha annientato la città de L’Aquila per raccontare come è stata piegata la giovane democrazia italiana.

GIOVEDÌ’ 22 LUGLIO 2010 alle ore 20.45 presso la sede del Circolo PD di Cordenons vi aspettiamo per la visione di

DRAQUILA. L’ITALIA CHE TREMA

Affondata la Protezione civile SpA

di Giacomo Lagona


La crisi legata alle inchieste fiorentine sulla corruzione degli appalti pubblici per la ricostruzione dell’Aquila post-terremoto e del G8 alla Maddalena – entrambi inerenti alla cattiva gestione del sottosegretario Bertolaso – hanno bloccato l’iter parlamentare sulla privatizzazione della Protezione civile. Stranamente, all’indomani delle pubblicazioni sui giornali delle intercettazioni telefoniche tra il capo della Protezione civile e imprenditori che facevano a gara per accaparrarsi gli appalti a L’Aquila a alla Maddalena, il Governo ha pensato bene di stralciare l’art. 16 del decreto che sanciva la privatizzazione della Protezione civile rendendola una SpA.

Questo stralcio è l’evidente stato confusionale in seno alla maggioranza dove la corrente di pensiero tende a cambiare dall’oggi al domani: “Abbiamo una bella Protezione civile con migliaia di persone. Non deve diventare una Spa, non deve sparire” – dice Bossi. «La Protezione civile resterà un dipartimento della Presidenza del Consiglio con la sua struttura: anch’io mi arrabbierei se qualcuno pensasse di “trasformare” la Protezione civile in una società privata. Ma non è così» ribadisce il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Chi voleva quanto prima  privatizzare la Protezione civile, oggi si dice contrario perché non ce ne bisogno. Se non è confusione questa…

Il Partito Democratico si è sempre opposto alla privatizzazione. «Evidentemente c’è una parte della maggioranza che ha capito, grazie alla nostra battaglia di opposizione, che quelle norme sono sbagliate e pericolose» – dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato – «Abbiamo condotto in Senato, nel corso della prima lettura e ben prima che emergessero i primi risultati delle inchieste una strenua battaglia denunciando punto per punto le tante norme sbagliate contenute nel decreto e l’opacità e la poca trasparenza del sistema di gestione della cosa pubblica da esso disegnato. Per questo abbiamo chiesto di ritirare il provvedimento. Lo stralcio dell’articolo 16 è già come ho detto un buon passo avanti. I parlamentari del Pd alla Camera continueranno la nostra battaglia contro un decreto che continua ad avere molte cose che non vanno, a cominciare dal fatto che i grandi eventi non devono più essere trattati come emergenze».

Sullo stesso avviso il capogruppo Pd alla Camera, Dario Franceschini: “E’ una vittoria dell’opposizione – dichiara – e un passo indietro del governo”. Quanto all’ipotesi che il governo ponga la fiducia, Franceschini non anticipa i tempi: “aspettiamo le dichiarazioni ufficiali. Intanto vediamo cosa scrivono nel maxiemendamento“.

Così si esprime il vicepresidente vicario dei deputati del Partito Democratico, Michele Ventura: “Leggiamo che del decreto resterà soltanto un guscio burocratico capace di coprire la marcia indietro del governo, ma noi non ci fidiamo e la nostra battaglia parlamentare sarà durissima. Il Partito Democratico chiede il ritiro del Dl, chiede che il malaffare che sembra emergere dalle indagini in corso non venga seppellito da norme che garantiscono impunità. Rendere lo Stato efficiente non è un’anomalia, ma essere al di sopra delle leggi per farlo è la negazione dello Stato”.

Anche il presidente dei nostri senatori chiede il ritiro del provvedimento: “E’ evidente, e le parole di Bossi lo confermano, che buona parte della maggioranza non vuole il decreto che istituisce la Protezione civile Spa. Credo che l’unica cosa saggia da fare sia quella di ritirare il decreto. E’ un provvedimento sbagliato e pericoloso.Un’altra cosa da fare subito – prosegue Anna Finocchiaro – è, come abbiamo chiesto presentando al Senato un disegno di legge, abrogare la norma che equipara i grandi eventi alle emergenze. Emerge infatti con chiarezza dalle inchieste un sistema opaco e poco trasparente nella gestione di questi avvenimenti da parte della Protezione civile. Il sistema usato per i grandi eventi è fuori controllo grazie a un uso smodato delle ordinanze. C’è in questo sistema una logica della gestione della cosa pubblica (e le parole di questa settimana a Repubblica di Guido Bertolaso in qualche modo lo confermano) che rifiuta regole e trasparenza. Proprio per non distruggere il patrimonio della protezione civile – conclude Anna Finocchiaro – serve chiarezza e la fine di ogni ambiguità“.