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8 MARZO. IL TEMPO PREFERITO DALLE DONNE È IL FUTURO

LAVORO, DIRITTI, PARI OPPORTUNITÀ

L’Italia sconta ancora un vistoso ritardo nel riconoscimento e nella valorizzazione del ruolo delle donne per le istituzioni, per l’economia, per la società, per la cultura e per tutti gli ambiti del vivere. Lo dimostrano tutte le statistiche e le comparazioni internazionali. Questo ritardo, oltre ad essere una palese ingiustizia ed una discriminazione di genere, rappresenta una perdita economica e di valori per tutta la società.
La XVII legislatura si contraddistingue  per essere quella con l’età più bassa ed il maggior numero di donne elette in Parlamento, segno di un cambiamento in atto nel Paese. La composizione dell’ultimo Governo ha stabilito nuovi e significativi traguardi per la politica italiana: una squadra snella, con l’età media più bassa e con la più alta partecipazione femminile. Dal 1948 ad oggi, nessun Governo ha avuto solo 16 dicasteri, con un’età media dei ministri pari a 48 anni, e soprattutto con il 50 per cento di rappresentanza femminile.
Da queste novità frutto delle scelte concrete fatte in particolare dal Partito Democratico discende l’impegno del nostro gruppo parlamentare per  porre rimedio ai tanti vincoli, ostacoli, alle tante disattenzioni e discriminazioni ancora presenti nel nostro ordinamento, puntando ad affermare le capacità e la forza dell’universo femminile nel nostro Paese.

A tale proposito sono state presentate diverse proposte di legge e atti di indirizzo riconducibili a diversi ambiti socio-economici.

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INCONTRO CON I PARLAMENTARI PER DISCUTERE DI LAVORO E FORMAZIONE

Il Partito democratico fa del lavoro e della formazione un binomio fondamentale per far uscire dalla crisi il nostro Paese. Nel bailamme elettorale, spesso ridotto a promesse illusorie ed irrealizzabili, queste questioni corrono il rischio di non essere discusse in modo chiaro ed efficace. La convinzione del Circolo Pd di Cordenons si riassume in un concetto chiave: bisogna tornare a investire sull’economia reale delle imprese per produrre lavoro e sui lavoratori la cui qualificazione professionale deriva da un buon sistema formativo a tutti i livelli.
A Tal fine il Circolo Pd organizza Venerdì 15 febbraio alle ore 20.30 presso il Centro culturale “A. Moro” un incontro aperto a tutti i cittadiini per riflettere seriamente sul tema

Investire su lavoro e formazione. Uno (s)nodo per tornare a crescere

insieme a tre testimoni privilegiati del mondo sindacale, imprenditoriale e scolastico provinciale e ai candidati Pd pordenonesi alle prossime elezioni politiche del 24-25 febbraio. Concretamente, un sindacalista Cisl, un responsabile dell’Unione degli Industriali e un dirigente scolastico interverranno per presentare ai candidati i nodi da sciogliere in funzione di una nuova stagione di crescita in Italia e nel pordenonese. Ai candidati il compito di recepire le istanze e di indicare alcune soluzioni da portare in Parlamento. Saranno gradite le domande del pubblico per un dibattito a tutto campo. La serata sarà introdotta dal segretario del Circolo Gianni Ghiani e moderata da Cristina Manfrin candidata pordenonese alle regionali.

Scarica il volantino

PD Day in Comina

Cari Democratici,

SABATO 15 OTTOBRE 2011 dalle ore 9.30 presso il Villaggio del Fanciullo, v.le della Comina 25 – Pordenone

si terrà una Assemblea provinciale aperta a tutti sui seguenti temi:

Lavoro ed Economia, per uscire dalla crisi

Ambiente, una risorsa per lo sviluppo

Federalismo e semplificazione amministrativa

Introdurranno:

Renzo Liva, Fabrizio Venier e Michele Padovese.

Parteciperanno:

il Sindaco di Pordenone Claudio PEDROTTI,

il Capogruppo in Provincia Giorgio ZANIN,

il Capogruppo in Regione Gianfranco MORETTON

e il vice Presidente Gruppo della Camera Alessandro MARAN

Vi aspettiamo numerosi!

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La propaganda del Governo sfugge dalla realtà

L’Espresso pubblica una bozza del libretto che il Governo invierà a settembre a tutte le famiglie italiane, rivendicando quanto di buono fatto in questi primi due anni di mandato. Berlusconi praticamente dirà cosa ha fatto il Governo… secondo il Governo.

L’economista Tito Boeri confronta la propaganda berlusconiana con la realtà dei fatti. E i fatti sono leggermente diversi.

“NON ABBIAMO AUMENTATO LE TASSE”
Ci mancava altro. In un periodo di crisi tutti i Governi si sforzano di abbassare le tasse o aumentare le spese per contenere la caduta del reddito. Il Governo ha comunque contravvenuto non solo alla promessa fatta in campagna elettorale di ridurre le tasse, ma anche a quella di non introdurre nuovi balzelli, mettendo in mostra notevole creatività nell’introdurre una serie di nuovi prelievi. Dalla Robin tax alla “porno tax”, alle tasse sui giochi , fino alla nuova tassa piatta, cedolare secca, sugli affitti. Bene rimarcare che tutto è avvenuto all’insegna della redistribuzione dai poveri ai ricchi, dai cittadini ai partiti. Le entrate della Robin tax sono andate a finanziare gli organi di partito. La cedolare secca sugli affitti, l’ultima arrivata, sostituirà una tassa progressiva (che tassa proporzionalmente di più chi ha redditi più alti) con una aliquota costante, uguale a tutti i livelli di reddito. L’ICI sulla prima casa abolita a inizio legislatura era quella che gravava sulle famiglie con immobili di maggiore valore. Insomma, un trasferimento dai ceti medi ai più ricchi. Un Robin Hood che opera scrupolosamente al contrario.

“IL PESO DELLO STATO SI E’ RIDOTTO”
Non si direbbe a giudicare dall’andamento della pressione fiscale, cresciuta dal 42,9 del 2008 al 43,2 per cento del 2009, come certifica l’ultima Relazione Unificata dell’Economia e Finanza Pubblica. Consapevole di questo fatto, il Ministro Tremonti in una recente intervista sul Sole24ore ha sostenuto che la pressione fiscale è aumentata perché è diminuito il pil. In realtà anche le entrate calano insieme al prodotto in un rapporto pressoché di uno a uno, quindi la pressione fiscale (il rapporto fra entrate fiscali e prodotto interno lordo) sarebbe dovuta rimanere almeno invariata. E un terzo della manovra appena varata consiste in incrementi delle entrate, anziché riduzioni della spesa pubblica. Ma il peso dello Stato non si è ridotto soprattutto perché la spesa pubblica in rapporto al reddito generato ha continuato a crescere. 34 miliardi in più nel 2009. Vero che la manovra appena varata contempla riduzioni di spesa. Ma saranno soprattutto a carico degli enti locali che hanno ampiamente mostrato in questi anni di ignorare i vincoli posti dal Governo. Le sanzioni per gli sforamenti sono troppo blande. I commissari delle Regioni che non rispettano i vincoli sono gli stessi Governatori in carica. Come dire che non c’è sanzione politica. Nel frattempo il debito degli enti locali continua a salire. Quello dei Comuni e delle Province ha raggiunto la cifra record di 62 miliardi, più di mille euro a cittadino. Nessuna traccia della riduzione del numero delle Province. E i tagli alla politica, tanto sbandierati sui media, si sono rivelati ben misera cosa. Tagli del 3,5 per cento agli stipendi dei parlamentari. Porteranno a circa 10 milioni di risparmi su di una manovra di quasi 25 miliardi. SI E’

“SI E’ CONTRASTATA L’EVASIONE FISCALE
Anche su questo terreno ci sono state virate a 180 gradi nell’azione di governo. Utili i ravvedimenti, meglio ancora se onerosi, vale a dire accompagnati da una autocritica. Purtroppo l’autocritica in questo caso non c’è stata. Peccato perché avrebbe dato un segnale di rottura col passato. E non è facile per un Governo che in questa legislatura ha varato l’ennesimo condono, lo scudo fiscale, guadagnarsi credibilità nel contrasto all’evasione se non da un forte segnale di svolta. L’inizio della legislatura è stato caratterizzato da un’operazione di sistematico smantellamento, presentato come “semplificazione”, di un insieme di strumenti, che potevano permettere all’amministrazione finanziaria di ottenere, per via telematica, informazioni utili ai fini del contrasto all’evasione. È stato, ad esempio, soppresso l’obbligo di allegare alla dichiarazione Iva gli elenchi clienti/fornitori, sono state abolite le limitazioni nell’uso di contanti e di assegni, la tracciabilità dei pagamenti, la tenuta da parte dei professionisti di conti correnti dedicati ed è stato soppresso l’obbligo di comunicazione preventiva per compensare crediti di imposta superiori ai 10mila euro. Salvo poi ritornare sui propri passi. La manovra appena varata ha, infatti, ripristinato la tracciabilità, anche se solo per transazioni superiori ai 3.000 euro. Il problema è che il Governo ha abbassato pericolosamente la guardia riducendo i controlli contro l’evasione fiscale e contributiva. Un esempio? Durante la passata legislatura gli Ispettorati del Lavoro erano stati potenziati, con l’assunzione di quasi 1500 ispettori. Tuttavia nel 2009 il numero di controlli sui posti di lavoro si è ridotto del 7%, come ammesso dal Ministro Sacconi nella sua audizione alla Camera il 29 aprile scorso. Il risultato è che nel 2009 il lavoro irregolare, quello che non paga tasse e contributi sociali, è ulteriormente aumentato secondo l’Istat, sorprendentemente anche nell’industria dove era fortemente calato negli anni precedenti. Non ingannino i dati sull’attività ispettiva diramati dall’Agenzia delle Entrate. Se aumentano le somme oggetto di accertamenti a fronte di minori controlli, ciò significa che l’evasione media è aumentata. Un risultato di cui c’è poco da essere orgogliosi.

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Cambiamo la manovra. Paghi di più chi ha di più

Cari amici,
sabato scorso a Roma dalla manifestazione del Pd per correggere una manovra sbagliata il messaggio di Pier Luigi Bersani è stato duro, ma chiaro: Cambiamo la manovra. Paghi di più chi ha di più. Non si gioca con il futuro del Paese e non si gioca con il lavoro, i soldi e sogni dei cittadini. “Facciano la loro parte i furbetti delle rendite finanziarie, e dei capitali scudati, quelli che guadagnano come Berlusconi e che in questa manovra metteranno zero euro”.

E’ stata una manifestazione con tante voci, insegnanti come Mila Spicola, artisti come Fabrizio Gifuni, un sacerdote, un rappresentante delle forze dell’ordine ed uno dei lavoratori dell’ex Eutelia, il presidente dell’ANCI e sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza Stato-Regioni, Vasco Errani, l’ex presidente della provincia de L’Aquila, Stefania Pezzopane. E’ possibile rileggerli e rivederli tutti sul sito del Pd.

Berlusconi invece pensa solo ai suoi problemi, dimentica che sviluppo e crescita si hanno con la ricerca e le risorse destinate alle nuove realtà. Come quelle legate alle nuove tecnologie della comunicazione e al web, che sono state al centro della giornata di dibattito promossa dal forum ICT in cui il PD ha proposto di investire 800 milioni di euro nella banda larga.

A presto.
La redazione

Il Guardian contro la Costituzione

Sta facendo il giro della rete un articolo del Guardian – in cui si parla dei fatti della settimana appena successi – che critica la Festa della Repubblica e discute della crisi economica che fa da contrappeso tra la Costituzione e l’attuale situazione italiana. L’attacco del pezzo di Alexander Chancellor è disarmante e discutibile:

Per ragioni che non ho mai capito, un articolo della Costituzione italiana recita: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Che tipo di principio è quello su cui fondare una repubblica? Libertà? Uguaglianza? Giustizia? Può darsi. Ma il lavoro? Il lavoro è qualcosa che solo le persone fanno, con vari gradi di entusiasmo, non un ideale da perseguire per una società.

Potrà essere discutibile, ma i nostri padri fondatori non lo hanno scritto tanto come principio ma quanto come diritto inalienabile degli italiani: il lavoro è un diritto, e la Repubblica si adopera per sancire tale diritto visto che il periodo durante il quale si scriveva la Costituzione era l’indomani della seconda guerra mondiale, con la crisi economica post-bellica e la rinascita dello stato italiano dalle macerie fasciste. L’articolo continua in modo pressoché simile, ma centra perfettamente il punto della situazione che sta attraversando il paese:

In ogni caso, è stato toccante che la festa nazionale che celebra la nascita di questa repubblica fondata sul lavoro, coincida questa settimana con i dati peggiori del paese, i dati sulla disoccupazione del decennio dimostrano che quasi un terzo dei giovani in Italia ormai non hanno più un lavoro. […] Quest’anno, a causa del triste stato economico del paese, il corteo è stato in tono minore più del solito, e un quotidiano aveva una vignetta in prima pagina con delle “truppe di disoccupati” dal titolo: “Festa della Repubblica fondata sul lavoro “. […] Per risparmiare il corteo è stato più breve di quello di un tempo, e non comprendeva i carri armati o altri veicoli cingolati, risparmiando così al Colosseo le vibrazioni che si era pensato ne minacciassero la sua stabilità. A percorrere la sfilata sono stati Silvio Berlusconi, stranamente senza il suo cellulare, e il presidente della Repubblica, l’85enni ex comunista Giorgio Napolitano. Il suo messaggio per il giorno della Repubblica è stato un invito all’unità nazionale per affrontare la crisi economica, e per ripartire equamente i sacrifici verso i più deboli e i più vulnerabili.

Il pezzo continua con l’arresto del padre del calciatore del Chelsea John Terry, e dei vizi e l’avidità della Duchessa di York, moglie del principe Andrew, Sarah Ferguson. Ma la parte iniziale che riguarda il nostro paese ha toccato il cuore di molti blogger e giornalisti italiani, i quali, in parecchi, danno ragione al quotidiano inglese.

(Giacomo Lagona)

Giovani al lavoro? Sempre meno e nella manovra il governo li dimentica

Un giovane su tre è disoccupato e la manovra del governo pensa solo a tagliare indiscriminatamente, mentre l’Italia arretra e la disoccupazione avanza. Gli ultimi dati ISTAT lo confermano e danno ragione a chi, come il PD, ha contrastato una manovra priva di spunti per la crescita e lo sviluppo del Paese. Una manovra varata da un governo nel marasma, come ha detto Pier Luigi Bersani commentando il varo del provvedimento da parte Consiglio dei Ministri.

Non c’è futuro nemmeno per la scuola. I tagli consegnano un’emergenza continua che l’intollerabile propaganda del governo vuole nascondere a ogni costo. La manovra punisce chi lavora nella scuola e la Gelmini tace. Per questo il Pd sta preparando le interrogazioni parlamentari sulle denunce raccolte.

E tace anche il Governo visto l’imbarazzo nel gestire lo scontro consumato tra Palazzo Madama e Montecitorio, a causa della legge sulle intercettazioni. Nella maggioranza sono tutti contro tutti ormai, e per fortuna dovevano essere il partito dell’amore!
Intanto Il gruppo del Pd al Senato ha saputo indicare con chiarezza gli elementi inaccettabili di questo Ddl, a partire dalla restrizione della capacità di indagine dei magistrati, e a spingere il testo di nuovo in Commissione. La battaglia, però, non è finita.

Questi sono fatti!

di Giacomo Lagona

Il Partito Democratico ha presentato un’ottima proposta di legge per il sostegno ai lavoratori precari, firmata, tra gli altri, dall’ex ministro del lavoro Cesare Damiano. La proposta è la numero 2100 ed è citata come “Norme per l’estensione delle misure di sostegno del reddito dei lavoratori esclusi dall’applicazione degli strumenti previsti in materia di ammortizzatori sociali“.

L’Aula di Montecitorio esaminerà la prossima settimana la proposta di legge presentata dal Pd per dare una risposta forte agli oltre tre milioni di lavoratori precari privi di qualsiasi tutela o ammortizzatori sociali. Si propone di estendere le tutele ai lavoratori a tempo determinato e indeterminato appartenenti ai settori e alle imprese che non risultano destinatari di alcun trattamento di integrazione salariale; ai dipendenti di imprese del settore artigiano; agli apprendisti e ai titolari di partita Iva con reddito inferiore ai 22mila euro.

A questi soggetti vengono estese tutte le forme di tutela sociale al momento riconosciute a tutti gli altri lavoratori, vale a dire la cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, l’indennità di mobilità e l’indennità di disoccupazione. Si tratta di misure a favore di quanti, in questo momento di crisi, sono più deboli sul mercato del lavoro.

Il Pd, da sempre, presenta proposte che servono realmente al Paese. Finiamola con il ritornello “basta parole, servono i fatti”. Questi sono fatti!

[Grazie a Marco Surace]

Sì alle regole. No ai trucchi. Pordenone 13 marzo 2010

I circoli del Partito Democratico della Provincia di Pordenone con i partiti del centro sinistra hanno organizzato una manifestazione contro il decreto salva liste che si profila come un vero e proprio condono elettorale.

Le parole d’ordine sono state “Per la Democrazia, per la Legalità e il Lavoro, si alle regole, no ai trucchi”.

E stata la nostra risposta in difesa della democrazia che questo governo di destra dimostra ancora una volta di disprezzare nelle sue regole fondamentali, sottraendo la politica alle norme che regolano la vita di tutti i cittadini.

Nel corso dell’iniziativa l’attrice Carla Manzon ha letto testimonianze di cittadini che hanno duramente pagato per non aver rispettato orari, firme, bolli… Ogni persona ha portato anche la sua personale testimonianza e/o un cartello per esprimere la propria indignazione.

E’ stata una bella serata di gioia e di protesta, con parecchia gente (alcune centinaia) e molti cartelli e striscioni inneggianti al ddl salva-liste da tutte le coalizioni di centrosinistra.