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SCOPPIA IL CASO BOMBEN: IN CRISI LA GIUNTA ONGARO

Sono trascorsi solo sei mesi ed è bastata una semplice interrogazione dell’opposizione per far scoppiare la prima crisi di giunta e mandare nel pallone il sindaco Ongaro. Lo dicevamo che con il centrodestra al governo sarebbero capitate queste cose!

Lo dicevamo che il centrodestra non sarebbe stato in grado di garantire la stessa stabilità di governo, la stessa osservanza delle leggi e delle procedure come ha fatto per l’intero quinquennio l’amministrazione precedente di centrosinistra. Ecco arrivata la prima chiara dimostrazione di quello che abbiamo sostenuto in campagna elettorale.
La levata di scudi del consigliere Franco Vampa è inconsistente. Stupisce che non conosca la legge Bassanini, la quale attribuisce ai tecnici del comune il compito di procedere in piena autonomia e responsabilità nell’affidamento di incarichi di tipo tecnico-professionale come quella che riguarda l’arch. Bomben per il collaudo del campo Assi.

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Per la sicurezza, votate Lega Nord!

Denuncia scippo, poi ritratta Consigliere leghista rischia denuncia

Una scena mediaticamente impressionante: uno scippatore aggredisce una mamma in sella a una bicicletta col suo bambino piccolo legato sul seggiolino. Li fa cadere entrambi, il bebè cade col viso sul selciato, riportando un trauma in pieno volto. Tutti particolari riferiti con dovizia da Corradi, che precisa che il bambino è “in tenerissima età”, che nella caduta mamma e figlio hanno riportato entrambi lesioni, che il bimbo è caduto faccia a terra, immaginiamo con quali gravi conseguenze.

Assolutamente brutale. Assolutamente falso!

Pontida, Bergamo, Italia

Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano.

(Luca Zaia)

Finché la Lega è in Parlamento il voto agli extracomunitari non ci sarà mai.

(Federico Bricolo)

Noi vogliamo che i cittadini possano affiancare le forze dell’ordine nelle città. Ci dicono che vogliamo le ronde, ebbene sì, vogliamo le ronde.

(Roberto Maroni)

È una superballa dire che c’è bisogno degli extracomunitari.

(Luca Zaia)

Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione.

(Roberto Castelli)

Noi vogliamo fare liste di collocamento differenziate per pensare prima ai nostri cittadini, poi a quelli del resto del mondo.

(Luca Zaia)

L’inno di Mameli è quello italiano mentre quello della Padania è il “Va’ pensiero”.

(Roberto Calderoli)

In Veneto noi facciamo ancora il presepe e nelle scuole vogliamo il crocifisso.

(Luca Zaia)

Anche attraverso il calcio e il grande torneo delle nazioni non riconosciute che stiamo organizzando passa il messaggio della libertà dei popoli.

(Renzo Bossi)

Sei stato nominato!


[Padania by porzione]

di Giacomo Lagona

Martedì scorso 5 gennaio, sul Messaggero Veneto è comparso un interessante articolo sull’operato della giunta provinciale di centrodestra di cui fanno parte anche responsabili consiliari cordenonesi. La sacralità dell’integrazione con gli immigrati viene portata avanti come un opera pia dal vicepresidente provinciale Eligio Grizzo – consigliere anche a Cordenons – e da tutto il gruppo consiliare leghista nella giunta Ciriani.

Il bandolo della matassa è il seguente: verranno proposte 20 lezioni di italiano agli stranieri promosse col contributo della provincia di Pordenone. Fin qui tutto bene: se tutte le giunte facessero qualcosa del genere in ogni città, molto probabilmente il muro linguistico verrebbe abbattuto molto prima. Però, come mi suggerisce Natale Sorrentino, la particolarità dell’operazione sta nella selezione dell’incaricato a cui verranno affidate queste lezioni. In un solo giorno – il 29 dicembre – è partito il bando per l’incarico, è stato chiesto via mail ai possibili candidati (tutti dipendenti provinciali) le competenze per l’incarico, sono stati esaminati i curriculum tra quelli pervenuti, hanno fatto i colloqui con i candidati ed è stato scelto il più indicato.
Il vicepresidente della provincia Eligio Grizzo ha così dichiarato al Messaggero: “Abbiamo fatto una selezione fra più persone, individuando in Ongaro quella che aveva il maggior impatto dal punto di vista televisivo. Abbiamo escluso le donne, le persone giovani e quelle con inflessione dialettale, perché altrimenti non sarebbero state percepite come insegnanti da parte della popolazione immigrata”.
In un solo giorno l’incarico è stato affidato al segretario della Lega cordenonese Mario Ongaro per un corrispettivo lordo di 2400 euro, e per tale irrisoria somma, il segretario Ongaro avrà la sua isola famosa su TelePordenone.

La domanda che viene da porsi è perché una donna o un giovane non verrebbero presi sul serio dagli stranieri, mentre Mario Ongaro ha le caratteristiche richieste dal bando come se la cadenza dialettale della nostra città non fosse attinente alle richieste. Inoltre Sorrentino si chiede come mai, la trasparenza tanto decantata dal centrodestra, viene messa da parte in questa particolare occasione non rivelando pubblicamente i dati sulla ricezione dei CV arrivati in provincia, le reali motivazioni per cui l’esclusione di donne e giovani viene così evidenziata, e soprattutto che tipo di inflessione dialettale doveva avere il candidato-tipo per non costituire motivo di esclusione.

Bisogna ricordare che in provincia ci sono esimi educatori di lingua italiana che attualmente ricoprono incarichi di insegnamento agli stranieri (extracomunitari e non), mentre in giunta provinciale hanno preferito dare un incarico pressoché “vuoto” ad un dirigente politico della maggioranza, dando parvenza di clientelismo verso quel partito politico che della lotta clientelare ha fatto la sua battaglia dalla sua fondazione.

Non ci resta che complimentarci col segretario di Cordenons Mario Ongaro per l’incarico appena accettato, sperando che non venga nominato alla sua prima uscita via etere.

La trota meneghina

di Giacomo Lagona

Quanti di voi guadagnano dodicimila euro al mese? No, non vi sto prendendo in giro, vi sto solamente mettendo al corrente di una storia che ha del surreale e del grottesco, ma che allo stesso tempo è tipicamente italiana.

Verso la fine del secolo scorso, nel nord Italia si erano fatti largo un gruppo di persone che avevano fondato un partito politico diverso dal solito, non era ancora conosciuto nel resto del Paese ma molto presto sarebbe andato agli onori della cronaca. Il partito era tipicamente nordista, difatti i fondatori erano quasi tutti lombardi. Fondato ufficialmente nel 1982, il partito dei lombardi si distingueva dagli altri perché parlava direttamente alla gente – alla pancia della gente – e si dimostrarono sin da subito attenti ai problemi dei lombardi. Il coro “Roma ladrona” era sinonimo di lealtà, legalità e altruismo (lombardo).

Verso la fine del decennio la Lega Lombarda si fuse con altri partitini locali (Liga Veneta, Piemont Autonomista, Uniun Ligure, Lega Emiliano-Romagnola, Alleanza Toscana) dando vita alla Lega Nord, ma il loro slogan rimaneva sempre quel Roma ladrona tanto amato. I valori fondativi della Lega erano quelli che tutti noi ci aspettiamo da un partito politico leale: fare il bene dei propri cittadini, non aggrapparsi agli schemi classici della politica finora conosciuta, non addentrarsi nel nepotismo e nel voto clientelare… insomma, era il partito che tutti noi vorremmo. Il culmine lo raggiunsero quando appoggiarono completamente la campagna di Mani pulite e gli scudisci di Di Pietro, tanto è vero che quando Berlusconi scese in politica, la Lega apostrofò il cavaliere con “è un uomo della mafia, un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra*. Praticamente davano ad intendere che mai e poi mai la Lega avrebbe incrociato il suo destino con quello della nuova forza politica nata nei corridoi delle Tv. Erano veramente dei celoduristi.

Poi invece accadde l’inverosimile: la Lega, il partito del popolo del nord, si alleò con Berlusconi creando il primo Governo della seconda Repubblica. Era quello il vero apice della gloria padana, il resto è storia recente.

Il grido della Lega è ancora quello ma il fine, come si sa, giustifica i mezzi. Il Senatùr, l’uomo della Scuola Radio Elettra come lo chiamano i maligni, ha un figlio che si chiama come il protagonista di un famoso romanzo lombardo (vicino al lago di Como) e anche lui, tanto per non smentire il sangue paterno, ha avuto guai scolastici: ci son voluti tre esami, e altrettanti ricorsi al Tar, perché Renzo Bossi – detto Trota – si diplomasse senza infamia e senza lode da privatista. Che futuro lavorativo può avere un diplomato senza lode, quando anche un luminare come Pierluigi Celli ha consigliato al figlio neolaureato cum laude di andare all’estero? Semplice: attaccarsi alle braghe del papà famoso. E braghe furono!

E veniamo all’apertura di questo articolo. Su tanti quotidiani italiani, è apparsa qualche mese fa la notizia che all’Osservatorio sulle fiere di Milano – l’ente organizzatore dell’Expo 2015 per intenderci – era stato assunto Renzo Bossi per volere proprio della Lega di cui è promotrice e maggiore forza politica ai vertici. L’incarico ottenuto dalla Trota non è ben specificato, ma con uno stipendio di 12mila euro mensili parrebbe un incarico di tutto rispetto. Ripeto la domanda: quanti di voi guadagnano dodicimila euro al mese?

La notizia dell’assunzione del figlio del Carroccio ha fatto naturalmente il giro dei giornali ben informati, e quindi ci si aspettava dalla dirigenza leghista un misero commento sull’incarico effettivo di Bossi Jr, commento che a sua volta è arrivato sotto forma di smentita direttamente dal capogruppo alla Camera Roberto Cota: «Renzo Bossi non ha alcun incarico al Parlamento europeo, ne’ in societa’, ne’ in organismi collegati a Expo 2015 e ovviamente non percepisce neppure un euro. Adesso basta con questa campagna diffamatoria

La storia degli euri di Renzo finisce naturalmente qui (…), perché noi non cerchiamo lo scontro a tutti costi, e del resto non siamo dei terroristi.