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Lord David Cameron

di Giacomo Lagona

Alle 20,20 italiane Gordon Brown rassegna le dimissioni da Primo Ministro del Regno Unito e si avvia a rimettere il suo mandato nelle mani della Regina. Alle 21,37 David Cameron riceve l’incarico di formare il nuovo governo, probabilmente (sicuramente) con Nick Clegg vice Primo Ministro e sei ministri dei liberal-democratici. Il mio best case scenario si avvicina sempre di più, domani di certo l’avrò vinta.

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Cameron ha vinto, ma non potrà governare

di Giacomo Lagona

Come da copione i conservatori hanno vinto senza problemi con 306 seggi contro i 258 dei laburisti e i 57 del flop liberal-democratico. Nel discorso di ieri pomeriggio Brown ha ribadito che continuerà a lavorare per il Paese, ma si è detto disponibile a formare un governo assieme a Clegg se Cameron non dovesse arrivare ad un accordo con i liberal: è un loro diritto-dovere farlo. In questo momento i Labour alleandosi con i Lib-Dem di Clegg arriverebbero a 315 seggi, quindi ben lontani dai 326 indispensabili per avere una maggioranza in grado di governare senza problemi. Inoltre, una maggioranza Brown non l’avrebbe nemmeno se si alleasse con qualunque dei partiti minori, quindi sarebbe comunque ben distante dal governo forte che avrebbero bisogno oggi gli inglesi. Ma non è questo fondamentalmente il punto. Il punto è che Cameron ha vinto, e pur senza maggioranza deve provare a governare.

Dopo il discorso di Brown è toccato al leader dei Tories andare davanti alle telecamere e parlare agli inglesi. Il suo discorso è stato corretto, onesto e preciso: ha sostanzialmente avvisato Clegg che un accordo con loro è sempre possibile ma solo a determinate condizioni. E cioè rispettare in toto il programma dei conservatori così com’è senza cambi o alterazioni di nessun genere; senza cambiare una virgola sulla politica europeista e sull’immigrazione, temi lontani dal programma dei Lib-Dem. Ha difeso il maggioritario secco ed ha abbozzato l’idea di formare una commissione apposita in grado di proporre alternative all’attuale sistema elettorale. Ha fatto intendere che andrà avanti anche con un governo di minoranza, e questo vuol dire che ogni volta dovrà andarsi a cercare i voti per far passare qualunque cosa. E’ dura in questo modo, però Cameron ha un arma in più: il Primo Ministro può decidere di indire elezioni anticipate in qualsiasi momento. Quindi se vede che la partita è persa in partenza gli rimarrà sempre la carta delle elezioni per cercare di ribaltare tutto alle urne.

C’è un problema però: al prossimo vertice dei Labour, Gordon Brown cederà il posto a David Milliband. Questo è uno svantaggio per i Tories perché Milliband – attuale Ministro degli Esteri – come capo dei Labour è un osso duro da battere e da manipolare. Insomma, non è Brown e Cameron ne è consapevole, quindi starà molto attento alle mosse da fare nei prossimi mesi/anni.

Il mio parere è sempre quello di qualche giorno fa: Conservatori e Liberal-Democratici alleati nel formare un governo di coalizione che duri il tempo necessario per rafforzare Cameron come Primo Ministro e i conservatori come prima forza del Paese. Dopo si vedrà.

Update 18.30.

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Nulla è cambiato!

Torna la normalità nel paese della Regina: “After weeks of opinion polls predicting a hung parliament due to the surge in support for Nick Clegg, the Tories are up two points to 38 per cent, ahead of Labour on 28 per cent, with the Liberal Democrats trailing on 25 per cent. Both Labour and the Lib Dems have slipped one point since last Wednesday”.
Gli ultimi sondaggi danno quasi per scontata una vittoria di larga misura per i conservatori, tanto che Cameron probabilmente potrà formare il suo governo senza il fiato sul collo di Brown ne’ del lib-dem Clegg sceso nei sondaggi al terzo posto col 25 per cento. Dai sondaggi di ComRes di questa settimana, se alle elezioni di giovedì prossimo le cose non cambieranno sostanzialmente (in realtà si dovrà arrivare al 39-40%), i conservatori avranno la maggioranza assoluta con 315 seggi, contro i 236 dei Labour e i 69 dei Lib-Dem.

Anche se i dati riportano tutto nella normalità, il 25% dei Liberal-Democratici è un risultato notevolissimo molto più del dato iniziale prima che i tre interventi in tv gli dessero parecchia visibilità, tanto che in pochi giorni la notorietà di Nick Clegg salì al 61 per cento e quella del suo partito al 35. Nell’ultimo dibattito i Lib-Dem sono calati come da copione: Clegg si è dimostrato troppo populista sull’immigrazione e quasi tutti i media hanno scritto che la scarsa esperienza di Super-Nick ha fatto da contrappeso tra le cose solo dette e le cose da fare. Nemmeno Brown è riuscito a risollevare le sorti dei Labour in un contesto economico dichiaratamente sua materia principale. La serata di giovedì scorso è andata appannaggio di un David Cameron che non ha detto nulla di trascendentale, ma dei tre è stato sicuramente il più credibile.

Ultima considerazione interessante che farà certamente pendere la bilancia da un lato o dall’altro. Negli ultimi giorni i media inglesi hanno espresso il loro importante giudizio: prima l’endorsement del Sun che molla i laburisti a favore dei Tories, successivamente il pregiudizio liberale dell’Economist per Cameron, poco dopo l’endorsement del Guardian nei confronti di Clegg, venerdì Cameron la spara grossa su un contratto con gli inglesi in pieno Berlusconi style, e ieri Brown intervistato dall’Observer non ci fa una bella figura accusando Clegg di essere solo un “presentatore di un quiz televisivo”. Insomma, altro che sobrietà britannica…

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