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Dove va Pordenone

DOVE VA PORDENONE

Analisi e proposte del Partito Democratico sulle prospettive economiche e sociali della provincia di Pordenone per i prossimi anni. Oltre la crisi riprendendo il cammino della crisi e dell’equità.

La provincia di Pordenone è una delle locomotive d’Italia e dell’area dell’alto Adriatico. L’obiettivo è mantenere anche nei prossimi anni la posizione di primato conquistata nei passati decenni di crescita.

Convegno pubblico del Partito democratico

Giovedì 25 febbraio 0re 18.00
Hotel Moderno
Pordenone

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I dati definitivi delle Primarie

Sono finalmente stati ufficializzati i dati definitivi delle Primarie di domenica scorsa 25 ottobre. I dati analizzati indicano una grandissima affluenza con oltre tre milioni di elettori che si sono recati ai seggi per scegliere il proprio segretario, in realtà non si distaccano moltissimo dalle prime rilevazioni: difatti le percentuali rimangono pressoché invariate, mentre cambiano – con l’aumentare degli elettori – il numero di voti espressi per i singoli candidati. Ma andiamo per ordine con i dati ufficiali.

L’affluenza ai seggi è stata pari a 3.067.821 votanti.

Pier Luigi Bersani 1.603.531 voti pari al 53,15%;

Dario Franceschini 1.035.026 voti pari al 34,31%;

Ignazio Marino 378.211 voti pari al 12,54%.

L’Assemblea Nazionale è stata convocata sabato 7 novembre alla Nuova Fiera di Roma, per gli adempimenti statutari.
All’assemblea nazionale, per la provincia di Pordenone, parteciperanno gli eletti: Lodovico Sonego e Renata Bagattin per la mozione Bersani, Gianfranco Moretton e Giorgio Zanin per la mozione Franceschini, Matteo Cornacchia per la mozione Marino.

Il circolo di Cordenons augura un buon lavoro ai delegati eletti nella nostra provincia.

Verso le Primarie: due chiacchere con Lodovico Sonego

di Giacomo Lagona

Lodovico SonegoIeri sera parlando con Lodovico Sonego di Primarie e futuro del Partito Democratico, ne è uscita questa breve ma interessante intervista.
Buona lettura!

  • Mozione Bersani, mozione Martines: dove le differenze?

Bersani pensa ad un partito fondato su due gambe: gli elettori ma anche gli iscritti. Gli iscritti sono importanti ma oggi, con la gestione Veltroni-Franceschini, non contano nulla. In queste condizioni un partito non può radicarsi ed è condannato a rimanere un partito di opinione sul modello dei partiti americani che sono dei puri comitati elettorali. Bersani è più convincente sul versante della laicità. Franceschini è sostenuto da Francesco Rutelli, Paola Binetti e Dorina Bianchi che sulle questioni eticamente sensibili come il testamento biologico o la Ru486 hanno posizioni che non condivido. Potrei continuare.

  • Bersani o D’Alema: chi butti giù dalla torre?

Non butto giù nessuno dei due anche perchè sono entrambe persone di valore, così come non butto giù Franceschini o Rutelli. Abbiamo bisogno di tutti. Dopo il congresso ci attendono sfide importanti e dovremo fare tanta strada in salita, tutti insieme la faremo meglio.

  • Differenze sostanziali tra le tre mozioni nazionali e le tre regionali?

Le mozioni regionali sono ovviamente figlie di quelle nazionali. Infatti Martines e Bersani sono politicamente la stessa cosa e lo stesso dicasi per Serracchiani Franceschini. Martines e Serracchiani confermano entrambi di essere la stessa cosa dei rispettivi leader nazionali.

  • E le differenze tra i candidati?

Bersani e Martines mi paioni molto più con i piedi per terra, non a caso entrambi vengono dall’esperienza di governo. Lo si percepisce.

  • Parliamo del Partito Democratico: di cosa ha bisogno oggi il PD?

Una linea politica, una identità culturale ed ideale nonchè una connotazione programmatica che non abbiamo. Basti ricordare che in occasione della vicenda di Eluana Englaro Veltroni balbettava o era muto mentre il Paese ci chiedeva quale fosse la nostra posizione. Abbiamo fatto brutta figura.

  • Il PD regionale va abbastanza bene su base locale – infatti diversi comuni sono splendidamente amministrati dal centrosinistra -, mentre sul nazionale siamo sotto il 30 per cento con picchi di consensi oltre il 70 per cento per Berlusconi. Perché tutta questa disparità e dove dobbiamo cambiare e/o migliorare?

Francamente non vedo tutte queste meraviglie regionali. Abbiamo perso un sacco di comuni solo qualche mese fa, anche in provincia di Pordenone. Ritengo che qualche riflessione sia opportuna e che poi serva tanto olio di gomito.

  • Non parlavo di meraviglie, la mia era un’analisi su base media nazionale, cionondimeno hai oggettivamente ragione sui dati regionali.
    Tornando al discorso, perché Bersani, all’indomani delle dimissioni di Veltroni, non si è candidato alla segreteria quando aveva già annunciato la sua volontà di volerlo fare già da tempo?

A dire il vero Bersani ha annunciato la sua candidatura addirittura un paio di mesi prima delle dimissioni di Veltroni dicendo con chiarezza che le cose non andavano. Pi ci sono state le dimissioni del segretario e in quella occasione si è eletto di comune accordo un segretario che si è preso l’impegno di portarci al congresso.

  • Beh, a dire il vero c’è stata un’elezione con almeno due candidati tra cui Parisi. Dove e quali sono stati, se ce ne sono stati, gli errori di Franceschini in questi mesi di segreteria pro tempore?

Franceschini ha lavorato con serietà ed impegno per gestire una fase breve e difficile che per certi versi è stata di emergenza. Ora serve un profilo politico più consistente e di lungo periodo per costruire il partito e dare risposte ai problemi strutturali dell’Italia. Per questo sostengo Bersani.

  • Marino: terza forza o terzo incomodo?

Piuttosto un utile contributo al dibattito. Anche le posizioni minoritarie sono utili.

  • Marino e Bersani sembrano le due facce della stessa medaglia: entrambi vogliono una sinistra unita e forte ed entrambi hanno la stima e l’amicizia di D’Alema. Però il Senatore genovese vuole l’apertura totale del partito con le primarie sempre, mentre Bersani – al contrario – indica i circoli come unici ad avere la facoltà di eleggere tutte le cariche interne. Dove sta l’errore?

Bersani sostenuto da Massimo D’Alema, Franceschini sostenuto da Franco Marini. E’ un modo di ragionare con poco costrutto. Mi pare che ci sia della superficialità.  Cerchiamo di essere un po’ meno banali. Marini è stato un grande presidente del Senato e i suoi oltre settant’anni non sono stati certo un’handicapp. D’Alema è stato un grande ministro degli esteri. I fatti sono questi. Proporrei di fare uno sforzo per valutazioni meno superficiali.

  • Un ultima domanda: Primarie sì o Primarie no?

Per le cariche di partito, eccezion fatta per il segretario nazionale, è giusto dare la parola agli iscritti. Primarie sempre? Fino ad ora il Pd ha chiamato gli iscritti e gli elettori esclusivamente per fare primarie e di politica se ne è vista pochissima o nulla. Questo vale anche per noi in provincia di Pordenone. I circoli sono diventati espertissimi nel fare i seggi per le primarie ma non sanno nulla della crisi nelle fabbriche, dell’immigrazione, dei cittadini che hanno problemi, ecc. Saremmo stati più utili e apprezzati dagli elettori se avessimo fatto qualche seggio di meno e qualche volantino in più davanti alle fabbriche. Dico insomma che ci vuole equilibrio, servono le primarie ma di sole primarie si muore. E infatti il voto alle europee lo testimonia. Le primarie sono uno strumento indispensabile per scegliere i candidati sindaco, presidente della provincia, della regione o il candidato presidente del consiglio dei ministri. Qui infatti è giusto sentire gli elettori perchè sono essi che poi lo dovranno sostenere alle elezioni quelle vere.

  • Lodovico è stato veramente un piacere discutere con te e aver dato la possibilità alla città di sapere quale è la tua posizione per le nostre prossime elezioni. Salutandoti ti chiedo un ultima battuta proprio per gli amici delle Primarie.

Buon lavoro a tutti i democratici di Cordenons.