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Il Pd all’attacco: «Ongaro riduca gli assessori e le spese»

Il Partito democratico, reduce dal suo primo consiglio vissuto dai banchi dell’opposizione, va al contrattacco, riprendendo quanto emerso dalla prima seduta dell’era Ongaro. «Chiediamo al sindaco di impegnarsi a ridurre gli assessori da 7 a 6. Ci sembrerebbe coerente con quanto assicurato in campagna elettorale», annuncia il capogruppo del Pd Alberto Fenos. «Il primo cittadino nel prossimo consiglio dovrà poi scusarsi pubblicamente per essersi presentato raccontando quattro menzogne in 15 giorni», aggiunge Fenos. «I 7 assessori, a differenza di quanto sostiene Ongaro, aumentano inevitabilmente i costi della politica. Il sindaco non può poi ridursi lo stipendio di mille euro come ha detto. Non sarà lui a togliere l’indennità al presidente del consiglio, ma è la legge regionale ad avere equiparato questa figura ad un consigliere. Diceva anche che si sarebbe dedicato a tempo pieno al municipio, cavalcando la calunnia che Mucignat non fosse mai presente, e invece continuerà ad insegnare», ribadisce Fenos quanto presentato in consiglio. Il Pd ha poi depositato un’interrogazione al neoassessore Cesare De Benedet: «Proprio lui, che sei mesi fa chiedeva la riduzione dei costi della politica, fa parte di una giunta che li ha subito aumentati – sottolinea il capogruppo -. Dovrà darci una spiegazione». Nel prossimo consiglio si discuterà nuovamente della causa contro il Comune di un altro assessore, Claudio Pasqualini. Ha ritirato il ricorso, ma all’opposizione questa decisione non basta. «La causa è stata respinta, ma il giudice ha compensato per due terzi le spese di lite. Il Comune – viene chiesto dal Pd – deve procedere in appello per recuperare questa spesa e non farla pagare alla comunità».

Sul Gazzettino online

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Primo consiglio dell’era Ongaro

Sabato mattina alle 9.30 c’è stato il primo consiglio comunale della nuova giunta guidata da Mario Ongaro. Come “prima volta” la sala De Benedet era gremita di pubblico richiamato a quella che doveva essere la prova del nove per il neo sindaco e per l’amministrazione uscente. La campagna elettorale è finita tra le scintille da una parte e dall’altra, per cui, questo primo consiglio, serviva anche a capire come si sarebbero comportate la maggioranza e la minoranza subito dopo il voto.

E’ stata una bella prova di forza – Ongaro da una parte, Mucignat e Fenos dall’altra: il giuramento del sindaco è durato ben oltre il tempo consono in questi casi (circa un’ora e mezza); Mucignat ha affermato che la priorità di questa amministrazione è andare avanti con il programma intrapreso e non completato dall’ex maggioranza, mentre Fenos – capo-gruppo del Pd – ha immediatamente attaccato Ongaro sui temi a lui cari:

«il sindaco ha le idee confuse, in particolare sui rifiuti. Ha debuttato con quattro menzogne: ha aumentato di un assessore la sua squadra, ha assicurato che si ridurrà il compenso quando non può farlo, ha detto che la presidenza del consiglio sarà gratuita e che lui sarà a tempo pieno, mentre continuerà a lavorare a scuola».

Al momento della votazione segreta per eleggere il Presidente del Consiglio e del suo vice, la maggioranza si è espressa a favore di Del Pup e Zancai, l’opposizione per Ghiani e Sartori. Hanno naturalmente prevalso i primi.

Il momento clou è arrivato quando il sindaco ha concesso le deleghe agli assessori. L’assessore Claudio Pasqualini (Udc) ha comunicato di ritirare il ricorso in appello per la causa di lavoro contro il Comune, mentre il consigliere Andrea Gobbo (Pdl) ha annunciato le sue dimissioni da presidente della Filarmonica. Entrambe le cariche risultavano incompatibili con l’incarico consiliare.

«Pasqualini resta incompatibile perché è lo stesso Comune che ha interesse a ricorrere per recuperare le spese legali, dopo il respingimento della causa da parte del giudice del lavoro»

ha attaccato ancora una volta Alberto Fenos; la risposta del vice sindaco Stefano Raffin è stata attendista: «Verificheremo questo aspetto prima del prossimo consiglio».
Ultima annotazione: Alessio Scian, consigliere della Lega, si è dimesso e il suo posto è stato preso dall’assessore Roberto Bomben.

Il problema principale di questa nuova maggioranza è sostenere i costi gestiti ottimamente dall’amministrazione di Carlo Mucignat. L’Ecomuseo, l’ex Makò, la viabilità e i rifiuti sono solo i primi casi di una buona passata gestione comunale, con la quale, Ongaro & C., dovranno fare i conti. Inoltre si dovrà chiarire una volta per tutte chi sosterrà i 50mila euro della causa tra Pasqualini e il Comune ora che lo stesso neo assessore ha deciso di ritirare il ricorso. Pasqualini è stato condannato dal giudice del lavoro a pagare un terzo delle spese, adesso chi pagherà? Se facciamo ricorso ai tempi passati viene facile pensare chi sborserà i restanti 34mila euro, ma voglio essere ottimista credendo che Ongaro farà di tutto per farsi risarcire dallo stesso Pasqualini in quanto non è possibile che dall’oggi al domani basta una semplice rinuncia per far cadere un castello di insulti e proclami durato cinque anni con una coda polemica altrettanto lunga. Ongaro dovrebbe confermarci, a tutti noi cordenonesi, che non sarà il Comune a pagare la restante parte; che non saremo noi cittadini a doverci accollare i costi di una scellerata causa già persa solo perché all’egregio Pasqualini conviene più fare l’assessore che il dirigente comunale.

Una domanda la quale spero il sindaco avrà la compiacenza di rispondere al prossimo consiglio comunale.

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Primo consiglio comunale, prime palesi contraddizioni di una maggioranza tale solo nei numeri in aula

Nella mattina di sabato 18 giugno il consiglio comunale si è insediato e il nuovo sindaco Mario Ongaro ha giurato davanti a circa 160 cittadini. Subito un pensiero: come si fa a essere della Lega Nord e giurare in nome del popolo italiano fedeltà alla costituzione repubblicana? E’ un mistero che non comprendo. Per me sussiste una contraddizione di fondo tra l’essere militante di un partito che all’art.1 del suo statuto pone come scopo l’indipendenza della Padania e poi vedere lo stesso, segretario di sezione leghista, diventare primo cittadino di un comune dell’Italia una ed indivisibile. Ongaro e i suoi mi devono dire come fanno a conciliare due cose tanto in contraddizione tra loro se non facendo dell’ipocrisia un sommo principio politico. Per inciso, a Pontida ieri si è visto che il doppiogioco, sempre più schizofrenico di un leghismo di lotta dura e di governo perbenista, non piace più neanche al popolo verde che ha gridato “secessione!” durante l’imbarazzato discorso di Bossi. Ebbene, più per necessità che per convinzione, anticipando il primo dei nostri ordini del giorno, la maggioranza a trazione leghista ha fatto risuonare nell’aula consiliare anche l’inno di Mameli. Bene, ma francamente non trovo accettabile che tutto scorra innocentemente come se nulla fosse. Provo irritazione nel constatare che valori, riti, simboli dell’identità nazionale vengono svuotati di ogni autentico significato e riempiti di abbondante opportunismo politico. E’ chiaro che per il centrodestra ciò che conta è stare al potere anche mettendo insieme una coalizione-guazzabuglio di interessi e valori contrapposti. Penso che le contraddizioni prima o poi esploderanno. E noi saremo il detonatore.

Espletato il protocollo, il sindaco con fascia tricolore addosso e fazzoletto verde al taschino, ha cominciato a presentare, illustrare e commentare il programma per i prossimi cinque anni. Un’ora e mezza di discorso, spesso lezioso da maestro in cattedra, i cui verbi d’azione amministrativa erano spesso coniugati al futuro con tono dubitativo o al condizionale, preceduti da “forse, probabilmente, vedremo se, e simili”. Più volte, oltre che in premessa, ha ripetuto che il suo programma sarà flessibile e non rigido, capace di adattarsi alle nuove esigenze che i cittadini indicheranno a lui e alla sua giunta. Lui sarà il sindaco che ascolterà e accontenterà la gente perché è in questo modo che si fa comunità, che si creano legami di cooperazione e coesione sociale. Dubito. Intanto non ha detto alcunché sulle assemblee di quartiere, come strumento di ascolto e partecipazione dei cittadini sperimentato negli ultimi anni, e nulla sugli Stati Generali tanto richiesti dall’alleato silente Franco Vampa e che tutte le forze politiche poco prima delle elezioni si erano impegnate a realizzare con l’inizio del nuovo mandato. Ongaro ha spaziato su tutti i capitoli del programma, promettendo e auspicando cose che, come ho avuto modo di dire nel mio intervento, l’amministrazione Mucignat ha già realizzato o sono state avviate per l’85-90%. Ho detto pure che la flessibilità, tanto ostentata, segnala una volontà del sindaco di essere populista più che popolare. Governare non significa dire sempre di si a tutti. Governare significa anche spiegare che certi desideri non si possono soddisfare e che certe richieste non si devono esaudire in alcun modo. Il motto “prima i nostri” è incompatibile con i diritti umani, con le direttive europee, con il dettato costituzionale e quindi con diverse leggi nazionali. Un sindaco deve governare con senso di responsabilità.

Ongaro non ha iniziato nel migliore dei modi: ha dimostrato di essere confuso e poco attento alla realtà. Come si fa a discettare per oltre un’ora di provvedimenti e opere da fare quando è palese che in gran parte sono già compiute dal predecessore? Non siamo mica all’anno zero! Dov’era Ongaro dal 2006 ad oggi? In quale paese viveva? Ci ha pensato Carlo Mucignat nel suo intervento a rinfrescare la memoria a tutti: sindaco, amministratori e cittadini presenti. Il centrodestra eredita una situazione contabile risanata, un avanzo di bilancio di 900 mila euro per nuovi investimenti, una miriade di lavori pubblici completati e altri da poco avviati (rifacimento strade con piste ciclabili, rotonde, riqualificazione della piscina, ampliamento del comando di polizia municipale, ristrutturazione Centro A.Moro, nuove sedi per le associazioni, ecc) e migliorato i servizi, quelli sociali e culturali in testa, accrescendone l’efficienza e la qualità. Questi sono fatti, non parole in libertà.

E, come ha evidenziato anche Laura Sartori, di Sinistra in Comune, questi fatti vanno riconosciuti e salvaguardati anche da chi subentra perché il dato politico inconfutabile è che il centrodestra governa per una manciata di voti in più rispetto al centrosinistra. Noi rappresentiamo l’altra metà dei cittadini cordenonesi che sono andati al voto!  Non una esigua minoranza. La nostra opposizione sarà perciò ancora più forte e competente in quanto avvalorata da una forza elettorale pressocché equivalente.

A sottolineare le contraddizioni di Ongaro ci ha pensato anche il neocapogruppo Pd Alberto Fenos ricordando che il sindaco in campagna elettorale ha fatto ai cordenonesi ben quattro promesse rivelatesi poi ingannevoli. Primo, Ongaro aveva promesso di comporre una giunta di sei assessori, come nel mandato precedente di Mucignat, e invece l’ha realizzata di sette componenti non avendo saputo contenere gli appetiti dei partiti che lo hanno sostenuto. Secondo, Ongaro aveva dichiarato agli elettori che avrebbe fatto il sindaco a tempo pieno e invece ha chiesto solo una riduzione d’orario d’insegnamento. Per coerenza avrebbe dovuto chiedere l’aspettativa, e non lo ha fatto. Terzo, aveva assicurato che si sarebbe ridotto lo stipendio quando invece, in veste di dipendente pubblico, non lo può fare perché la legge non glielo consente. Quarto, aveva affermato che il presidente del consiglio, nonostante la nuova legge non lo dica espressamente, avrebbe rinunciato al compenso equiparato all’assessorato. La legge invece è chiarissima al riguardo sancendo che al presidente va il gettone presenza da consigliere eventualmente maggiorato.

Insomma, il sindaco Ongaro già dalle prime mosse ha dimostrato di non essere all’altezza della situazione. Noi dell’opposizione di sicuro non faremo sconti alla maggioranza. E non faremo sconti, a partire dalla questione dell’incompatibilità dell’assessore Pasqualini, il quale, dopo aver perso in primo grado la causa contro il Comune, durante il governo Mucignat, non può ora pretendere di chiudere la partita con la giustizia a tarallucci e vino. Il Comune ha tutto il diritto di rivalersi sull’ex-dipendente, oggi divenuto amministratore, per i restanti due terzi delle spese legali che il giudice ha accollato all’Ente Locale. Anche se si tratta di 5-6 mila euro, sono pur sempre soldi pubblici che è giusto riscuotere da chi la causa l’ha intentata e poi persa.

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Sala De Benedet gremita di spettatori

Il primo Consiglio Comunale per il comune di Cordenons è iniziato con l’Inno di Mameli tra i fazzolettini verdi e le coccarde tricolori dei Consiglieri Comunali eletti.

Stefano Raffin in qualità di Consigliere più votato ha iniziato i lavori facente funzione di Presidente del Consiglio trattando per primo il problema dell’incompattibilità di Pasqualini e di Gobbo così come da OdG. Il primo per un contenzioso con il Comune, il secondo perchè presidente della Filarmonica comunale.

Pasqualini nell’era Del Pup ricopriva una funzione dirigenziale, poi rimossa dall’amministrazione Mucignat. Quindi nel 2006 Pasqualini ricorse al Tribunale perdendo il contenzioso. Ora volendo fare l’Assessore non può ricorrere in appello perchè il CONTROLLORE non può essere anche il CONTROLLATO.

I più potrebbero notare che così facendo, Pasqualini, ha scelto la strada della Giunta piuttosto che far valere i propri diritti di lavoratore ”bastonato” da una Amministrazione avversa. Motivazione per la quale intraprese la strada giudiziaria.

Chissà cosa avremmo fatto ognuno di noi una volta citato il Comune: farsi un giretto per 5 anni in Giunta o perseverare una propria linea per ridare dignità alla propria figura lavorativa lesa “da comportamenti poco chiari”. Il tribunale ha verificato e Pasqualini ha scelto.

In pochi, invece, hanno notato che il processo civile ammonta a circa 50.000 euro e che Pasqualini è tenuto a pagare 1/3 delle spese.

E il restante due terzi a chi tocca?? Non toccherà mica al Comune che ha vinto la causa!! Una volta persa la causa e rinunciando all’appello non vuol dire annullare il contenzioso e con una stretta di mano scordarsi del passato.

Quindi se ora Pasqualini non è intenzionato ad andare avanti, avvallando la tesi iniziale, bisogna chiedergli anche i rimanenti 2/3 delle spese perchè il cittadino cordenonese non è disposto a pagare per una “stizza personale” portata avanti per troppo tempo.

C’è inoltre da tener conto che se Pasqualini avesse torto, a pratica chiusa definitivamente, tutti gli atti con lui presente sarebbero nulli. Ci sono altre questioni sulla vicenda ma li tratteremo a tempo debito.

Per onore di cronaca l’art 70 del testo unico prevede che ogni singolo cittadino possa rivolgersi al Giudice e richiedere che lo stesso imputato paghi le spese processuali e non Noi contribuenti.

Gobbo si è dimesso da presidente della Filarmonica, Pasqualini ha scelto la strada della Giunta.

Il Consiglio è continuato con la nomina a votazione segreta da parte del Presidente del Consiglio e del suo Vice.

Per quanto riguarda la maggioranza ha proposto Del Pup come Presidente e Loris Zancai (Lega) come suo Vice.

La minoranza, invece, ha proposto Ghiani come Presidente e Sartori come suo Vice.

I numeri hanno dato ragione alla maggioranza.

Il Consiglio è continuato con la proclamazione del Sindaco Ongaro che ha prestato giuramento alla Repubblica Italiana e ha fatto il suo primo intervento da Primo Cittadino. Il Consiglio è proseguito con i restanti Ordini del Giorno.

….to be continued!!

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La destra contro la variante

A volte le forze di minoranza in comune a Cordenons prenderli sul serio è molto difficile. Questa volta De Anna, Grizzo e Endrigo hanno inserito nell’OdG di giovedì sera una mozione paradossale: dicono che la variante adottata a luglio dovrebbe essere puntuale e non generale, e per questo imputano a Mucignat di non essersi astenuto al momento del voto. Non hanno certezze, e lo premettono chiaramente nel loro testo, ma intanto la buttano lì casomai qualcuno possa prenderla sul serio.

Capitano ovunque discordanze evidenti tra l’operato di maggioranza e le opposizioni. Ma quando la minoranza è certa che chi governa ha sbagliato con una delibera fuori norma, è tenuta a fare un esposto in Procura o addirittura fare ricorso anche al TAR per legittimare le proprie interpellanze. Ebbene, i capigruppo di Pdl Lega e Udc non si sono nemmeno presi la briga di fare il primo semplice passo per farsi riconoscere il loro lavoro: l’esposto in Procura. Perché? Ma perché sanno di aver torto marcio!

Ora: la variante è generale e non puntuale anche perché la stessa Regione – diretta da un’amministrazione di centro-destra, come ricordano gli amici cordenonesi – ha dato parere positivo nel momento in cui abbiamo trasmesso una cartografia dell’intero PRGC completamente rifatta; inoltre la variante è stata redatta dall’urbanista a partire dalle linee di indirizzo approvate anche dal centro-destra comunale; altresì le linee sono generali e non limitate alle singole richieste dei cittadini accumulatesi negli anni, in quel caso sì che sarebbero state motivo di disputa. Ma dato che la Commissione Urbanistica ha redatto un documento perfettamente in regola con i princìpi generali, ecco che la destra salta lo steccato adducendo scuse assolutamente inopportune e illogiche.

Il dubbio nasce spontaneo: non è che il loro intento è di distogliere l’attenzione pubblica dalle spaccature insanabili che stanno dilaniando il centrodestra cordenonese?

E’ lecito pensarlo perché l’annunciata candidatura del vecchio Del Pup alle elezioni di primavera, dovrebbe essere il senso della misura in cui si trova l’opposizione cordenonese. Inoltre, il vecchio amico Del Pup, dovrebbe avere il buon gusto di misurare le parole perché è stato proprio la sua giunta a lasciare il comune con il più grande debito pubblico che la storia di Cordenons ricordi (24 MILIONI DI EURO). Per cui l’ex primo cittadino di Cordenons, prima di accusare infondatamente, si ricordi i suoi bei fasti passati, e dopo, solo dopo, si potrà permettere di criticare un’amministrazione che è palesemente colpevole di aver svolto ottimamente i suoi compiti. Al contrario di una vecchia amministrazione di destra incapace persino di fare squadra al suo interno.

Quindi, cari amici Democratici, vi invitiamo a presenziare in massa al consiglio comunale di giovedì sera alle ore 20,00 per far capire alla destra che lavorare per la collettività è esattamente quello che sta facendo da quattro anni la giunta Mucignat.

PARTECIPIAMO TUTTI!!!

Una opposizione determinata produce risultati

Sul decreto Protezione civile il Partito democratico, insieme alle altre forze di opposizione, ha ottenuto una vittoria molto importante. Maggioranza e governo hanno dovuto fare più passi indietro. Prima hanno dovuto rinunciare alla creazione della Protezione civile Spa. Poi accettare di misurarsi in aula sui contenuti delle norme, approvando alcune nostre fondamentali proposte: è stato cancellato lo scudo giudiziario per la gestione delle emergenze in Campania ed è stata accolta una modifica che ha ristabilito l’autonomia del ministero dei Beni culturali dal dipartimento della Protezione civile. Abbiamo dimostrato che l’unità delle forze che si oppongono al governo Berlusconi può portare a risultati significativi.
Il nostro voto finale al decreto è stato comunque contrario perché non si fa distinzione fra calamità naturali e grandi eventi. Una soluzione insensata che serve solo a sfuggire regole e controlli.
Anche questa settimana, infine, abbiamo battuto tre volte il governo in aula su ordini del giorno per una maggiore trasparenza sull’emergenza carceri.
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