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Il governo battuto in aula sul decreto-legge per i rifiuti

RIFIUTI, GOVERNO BATTUTO IN AULA. LA LEGA ANNUNCIA VOTO CONTRARIO

La Lega voterà contro il decreto legge sui rifiuti in Campania. Lo ha detto in aula alla Camera il leghista Renato Togni durante il dibattito sugli emendamenti al provvedimento. In precedenza l’opposizione aveva battuto la maggioranza per sei voti in merito alla richiesta di rinvio in commissione avanzata dal relatore del decreto Agostino Ghiglia, del Pdl, dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato che ha riaperto la strada al trasferimento dei rifiuti in altre Regioni. Contro il rinvio si sono espressi il Pd, l’Udc, l’Idv e Fli, a favore Pdl e Lega.

Attualmente è in corso a Montecitorio una riunione tra i capigruppo di Pdl e Lega, presente anche il sottosegretario Bonaiuti, mentre in aula il Pdl prende tempo intervenendo a raffica per rinviare la prima votazione, che è su un emendamento presentato dal deputato pidiellino campano Paolo Russo che sopprime il comma 1 dell’articolo 1 del decreto che stabilisce il trasferimento dei rifiuti campani in altre regioni ma solo dietro nulla osta delle regioni interessate. Un emendamento che raccoglierebbe i consensi non solo dell’opposizione ma anche di parte del Pdl e di parte dei Responsabili mettendo a rischio la tenuta della maggioranza in aula.

Quando l’Emilia salvò la Milano lumbard dalla spazzatura

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Era la fine di novembre del 1995 e la più «europea» delle città italiane soccombeva sotto una valanga di pattume. Spazzatura ovunque: nel centralissimo corso Vittorio Emanuele come a Quarto Oggiaro, estrema periferia: ventimila tonnellate di sacchi neri ammassati nelle strade, la metà dei quali nel piazzale attiguo alla sede della municipalizzata dei rifiuti, proprio davanti all´ospedale San Raffaele.

Emergenza vera, da risolvere subito. Progettare nuovi impianti, potenziare quelli vecchi, avviare un piano per la raccolta differenziata – tutte cose che pure si fecero – non bastava. Bisognava liberare le strade chiedendo aiuto ad altre Regioni. Milano, che allora aveva un sindaco leghista, lo fece.

Marco Formentini vuole ricordarlo così: «Da quasi un anno avevo portato in giunta, come assessore all´Ambiente, uno dei massimi esperti del settore, Walter Ganapini; fu lui, in quei giorni tremendi, a telefonare al presidente della Regione Emilia Romagna, che era Pier Luigi Bersani; Ganapini è emiliano, i due si parlarono in dialetto per un quarto d´ora, e l´aiuto arrivò. Ovviamente – aggiunge – i nostri rifiuti potevano essere accolti, non c´erano i limiti normativi che oggi rendono difficile accogliere quelli di Napoli».

Sedici anni dopo, la nemesi: il partito che fu di Formentini minaccia di «far volare le sedie» se i rifiuti di Napoli finissero nelle Regioni del Nord grazie a un decreto «truffa», come dice Calderoli. Ma allora andò proprio così: Milano fu salvata da altri, anche se non se ne stette con le mani in mano.

Successe che dai primi di novembre i rifiuti prodotti dai milanesi non potevano più essere conferiti nella discarica di Cerro Maggiore (proprietario Paolo Berlusconi), l´impianto più capiente sul territorio provinciale. I cittadini di quel Comune erano scesi sul piede di guerra contro la decisione presa dal presidente della Regione (c´era già Formigoni, come adesso) di prorogarne l´apertura per altri 18 mesi, dopo che il sindaco leghista di Cerro l´aveva fatta chiudere dall´oggi al domani, proprio su pressione dei propri amministrati che non volevano più il pattume del capoluogo.

Il blocco durò 23 giorni, poi Formigoni si accordò con il Comune di Milano e la Provincia su un piano operativo di smaltimento che prevedeva ancora per qualche tempo l´utilizzo di quell´impianto, destinato comunque a chiusura definitiva una volta risolta l´emergenza. Ma prima c´erano state le liti furiose tra il sindaco Formentini e il governatore Formigoni, nel frattempo nominati dal governo il primo come commissario per i rifiuti milanesi, l´altro per quelli provinciali.

Pier Luigi Bersani

Berlusconi continua a mentire sui rifiuti di Napoli

Berlusconi nel suo intervento a Ballarò ha mentito. I dati ufficiali dell’Asia, l’ente deputato allo smaltimento dei rifiuti a Napoli, sono una fonte ufficiale che dà garanzie maggiori e definitive della totale falsità della tesi di Silvio Berlusconi a Ballarò.

«Sui tre giorni, avevo detto che i rifiuti dal centro di Napoli dovuti a un’inefficienza dell’Asia, l’azienda delegata dal Comune di Napoli, sarebbero stati rimossi. Siamo intervenuti con l’esercito, i rifiuti sono stati rimossi»

I dati dell’Asia sono piuttosto chiari, ma per comprenderli ancora meglio è utile una premessa sommaria: a Napoli non è mai stato attuato un progetto plausibile ed efficace per la raccolta dei rifiuti e per il superamento dell’emergenza. Quello che è stato fatto, e che ha permesso di tenere per alcuni periodi l’emergenza fuori dalla porta, è stata l’individuazioni di alcune toppe temporanee e affannose su cui gli enti locali smaltiscono acrobaticamente i rifiuti di giorno in giorno senza un disegno esteso e rassicurante. I dati sulle giacenze dei rifiuti in strada variano quindi al variare dei livelli di saturazione di queste diverse soluzioni parziali. Ecco cosa mostrano giorno per giorno per il periodo dal 19 settembre al 25 novembre.

Come si vede, intorno al 20 settembre si manifestano le prime quantità cospicue di rifiuti non smaltiti. Dal 31 agosto è bloccata la seconda linea del termovalorizzatore di Acerra e nelle settimana successive ci sono difficoltà di uso della discarica di Chaiano. Nei giorni successivi cominciano a parlarne i giornali e a spiegare che ci sono stati i primi blocchi che hanno impedito di usare la discarica di Terzigno e quella di Chiaiano. Nei giorni successivi il sistema di gestione dei “flussi” riesce a utilizzare alcune delle altre soluzioni e le cose tornano sotto controllo di giorno in giorno, per due settimane.
Ma dal 16 ottobre diventano inutilizzabili Chiaiano e gli impianti Stir di Giugliano, e Terzigno nei giorni successivi: e la situazione precipita rapidamente, anche col parziale uso di Chiaiano. Il 22 ottobre ci sono 1900 tonnellate di immondizia non smaltita e Berlusconi annuncia in una conferenza stampa “che in tempo di dieci giorni la situazione possa essere portata nella norma”. Due giorni dopo, invece, le tonnellate sono cresciute fino a 2410.
L’aumento dei “conferimenti” allo Stir di Tufino fa scendere i rifiuti non smaltiti a “sole” 1560 tonnellate il 28 ottobre: è il giorno in cui Berlusconi – mentendo su quella cifra e parlando di 1200 – si sente di dire in una nuova conferenza stampa che “nei prossimi tre giorni, avendo individuato già i siti verso i quali queste 1200 tonnellate saranno inviate (…) noi avremo la possibilità di ritornare all’assenza di rifiuti nella nostra bella città”. Invece succede il contrario.

Nei quattro giorni successivi i blocchi a Taverna del Re, le proteste a Chiaiano e lo Stir di Giugliano chiuso per “saturazione da frazione tritovagliata non evacuabile”, riportano l’emergenza a livelli tali da rendere ridicola la promessa del PresdelCons: 2140 tonnellate il 30 ottobre, 2250 il 1° novembre, 2310 il 2 novembre. Nei cinque giorni successivi alla promessa dei tre giorni – quella “completamente mantenuta” secondo Berlusconi a Ballarò – la monnezza a Napoli aumenta.
Le cose migliorano un po’ nei sei giorni successivi: la riapertura di Taverna del Re permette di portare i rifiuti non raccolti sotto le mille tonnellate per un paio di giorni (sotto le mille tonnellate!), l’11 e il 12 novembre. Dopo di che è di nuovo il disastro. L’esercito mandato in gran pompa si è limitato a prendere atto dell’impossibilità di risolvere la questione. E così il 17 novembre si arriva alla cifra record di 3010 tonnellate di rifiuti arretrati, quando gli Stir sono tutti bloccati per saturazione. Da allora oggi le quote si abbassano di pochissimo con lievi variazioni a seconda delle maggiori disponibilità dello Stir di Giugliano e della discarica di Chiaiano.

E ieri è tornato Berlusconi per dire:

«Con l’operazione lanciata ieri in meno di due settimane porteremo Napoli al meritato e dovuto decoro»

L’aveva già detto un mese fa, non c’era riuscito, e ha poi preteso di intervenire in diretta a Ballarò per mentire sui fatti e accusare chi li raccontava.

Berlusconi a Ballarò mente e s’arrabbia

Ieri sera a Ballarò Silvio Berlusconi ha chiamato in diretta Floris e, parlando dei rifiuti di Napoli, si è tanto arrabbiato perché il conduttore cercava di sveltire il suo monologo per fargli delle domande, che, come ormai capita ogni volta che telefona alla trasmissione, si arrabbia, sproloquia e poi riattacca stizzito:

«Il problema dei dieci giorni era per l’impianto della raccolta delle immondizie chiamato Cavazzari in comune di Terzigno, che essendo stato male usato dal comune di Napoli emetteva dei miasmi insopportabili. In dieci giorni, tramite la Protezione Civile, siamo intervenuti e abbiamo rimediato alla situazione […] e con l’accordo di tutti i sindaci dei 18 comuni abbiamo risolto il problema  […] Per i tre giorni avevo detto che i rifiuti nel centro di Napoli, dovuti a una inefficienza del comune di Napoli, sarebbero stati rimossi. Siamo intervenuti con l’esercito: i rifiuti sono stati rimossi. Le due promesse sono state completamente mantenute».

In realtà le parole del premier, in quel famoso dieci-giorni-tre-giorni, sono state: «Nei prossimi tre giorni… noi avremo la possibilità di ritornare all’assenza di rifiuti nella nostra bella città». La promessa, come tutte le altre che ha fatto finora Berlusconi, non è stata mantenuta. Ed è naturale per un governo che pensa ai proclami più che ai fatti.