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Per l’Italia e per l’Europa servono riforme vere

Basteranno le ultime decisioni per mettere l’Unione Europea e l’Euro al riparo dall’attacco speculativo dei mercati sui debiti sovrani? La domanda è giustificata: le istituzioni europee, condizionate dal prevalere delle logiche nazionali e in particolare dalla volontà della Germania, sono da mesi sempre in ritardo di fronte ai mercati finanziari. Con il risultato che anche le risorse ingenti stanziate per il cosiddetto “fondo salva stati” potrebbero non essere sufficienti a conquistare una effettiva stabilità dell’eurozona.
In tutti i Paesi dell’Unione si discute molto di questo: del ruolo della Bce e della necessità di una riforma che la renda garante del debito dell’intera area; della riforma dei Trattati così da impegnare nel medio e lungo periodo gli Stati membri a rispettare vincoli di bilancio ed evitare situazioni di squilibrio eccessivo; dell’esigenza di politiche e scelte europee a favore della crescita senza la quale le politiche di rigore finanziario rischiano di risultare totalmente inefficaci oltreché socialmente insostenibili; della necessità di un rafforzamento dell’architettura istituzionale europea nella dimensione comunitaria piuttosto che in quella intergovernativa; della democrazia nel tempo della globalizzazione dei mercati finanziari che “decidono” (o impongono decisioni) senza alcuna legittimazione da parte dei cittadini… Continua a leggere

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Una finanziaria di sacrifici. Le controproposte del Partito Democratico

Cari democratiche, cari democratici

il Governo della destra ha scoperto la crisi. E la favola che per mesi la coppia Tremonti-Berlusconi ha raccontato agli italiani è finita. Le riforme? Neanche a parlarne, solo tagli. Indiscriminati. “Ci hanno raccontato che i conti erano in equilibrio, invece non è vero niente. – ha ricordato Pier Luigi Bersani – La Grecia non c’entra nulla: è un problema nostro. E non vedo riforme”

L’improvvisazione è stato l’unico programma di questo Esecutivo che ora tenterà di porre rimedio ai suoi errori con una manovra tardiva e inadeguata. Una finanziaria dura che proteggerà i forti e metterà in ginocchio i più deboli. L’equità è per noi obiettivo primario. La manovra annunciata non pare coglierlo. La nostra proposta di finanziaria, presentata da Enrico Letta, parla chiaro e, tra gli altri punti della sua contromanovra, chiede un aiuto concreto per sostenere l’occupazione e la crescita: una norma che preveda ‘tasse zero’ per i primi due anni per le aziende che assumeranno a tempo indeterminato.

Non c’è ossigeno neanche per gli Enti Locali. La manovra da 24 miliardi ne scarica 13 sul Patto di Stabilità, compromettendo la qualità e la quantità dei servizi ai cittadini. E le critiche fioccano, persino dai presidenti della Lombardia e della Calabria, Formigoni e Scopelliti. Sono disfattisti sinistri anche loro? Forse è troppo facile per Berlusconi nascondersi dietro alle citazioni deplorevoli di Mussolini per ricordare che lui non ha potere. Una pessima scusa di cattivo gusto? Un certo capitano ha già lasciato la nave prima che affondi. Un bel servizio al Paese.

A presto!
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