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Verso le Primarie: Debora Serracchiani

di Giacomo Lagona

Avvocato, quasi 39enne, romana di nascita e udinese d’adozione, Europarlamentare stracciando Berlusconi nel Nord-Est e adesso candidata alla segreteria regionale per la mozione Franceschini: la storia di Debora Serracchiani nasce sul web ma si amplifica sul territorio. Noi l’abbiamo incontrata e le abbiamo fatto qualche domanda.

Debora Serracchiani

  • Non ti chiedo nemmeno come sono andati i risultati congressuali perché ti si sente dalla voce che sei raggiante, quindi passo direttamente alle domande. Sei innegabilmente il volto nuovo del Pd e tutti ti ricordiamo per il discorso “svecchiante” fatto all’assemblea dei circoli a Roma, ma nelle tue linee programmatiche parti dal passato dicendo che “Il Partito nuovo esiste già, dobbiamo aiutarlo a crescere, andando oltre la mescolanza ed arrivando all’identità definita”. Ci parli di questa identità definita?

Sì, io penso che l’identità del PD esiste già, è nel codice etico e nel manifesto dei valori. E’ l’approdo, già avvenuto, del confronto storico tra il solidarismo d’ispirazione socialista e quello cattolico, tra ambientalismo e principi liberaldemocratici. Un approdo che secondo me trova una sintesi nell’espressione “riformismo liberale”. Ma, oltre a questo aspetto per così dire teorico, io dico che il partito nuovo c’è perché l’ho vissuto sulla mia pelle, girando tra i circoli e stando tra la nostra gente.

  • La tua mozione, come quella degli altri due candidati, era aperta al contributo dei tuoi sostenitori allo scopo di raggiungere una sintesi delle idee all’interno del Pd. Era l’unica però ad aver raggiunto lo scopo prima della presentazione*: vuol dire che dopo non era più possibile aggiungere nulla?

L’essenza della politica è fare sintesi tra le idee, e si fa continuamente, giorno per giorno. Quindi non ho mai smesso di ascoltare le idee e le proposte dei miei sostenitori (ma anche degli altri candidati). La mia mozione esprime una sintesi, penso buona, raggiunta in quel preciso momento all’inizio della campagna congressuale, ma questo non vuol dire che poi si sia cristallizzata là. Al contrario, si arricchita e ulteriormente articolata in questi mesi vissuti sul territorio, nei confronti di partito ma soprattutto nella pratica quotidiana dell’opposizione al centrodestra.

  • Tu dici che andrai oltre la mescolanza: come sarà il Pd regionale presieduto da Debora Serracchiani?

Un PD che continua a ragionare in base a partiti di provenienza o a correnti è destinato a essere minoritario e perdente. Penso a un PD plurale, in cui il pluralismo non significa arte di far convivere le consorterie o i gruppi, ma chiedere la partecipazione di molti e trasformare le differenze in valore aggiunto. L’inclusione, la democrazia interna e il momento deliberativo, cioè l’assunzione di responsabilità nelle scelte, sono i momenti principali della vita del PD che ho in mente. Vedo nei circoli uno strumento decisivo per l’elaborazione delle linee politiche e per l’apertura all’esterno del partito.

  • Debora nel tuo programma non parli tanto di laicità, cosa che invece hai fatto andando in giro per i circoli: meglio parlarne di persona che scriverlo in un programma politico col rischio di deflazionare il tema?

E’ un fatto che la laicità è un tema che, ad esempio quando incontro i circoli, suscita dibattito e che è quotidianamente discusso sui media. Non mi è sembrato indispensabile dar ulteriore enfasi a qualcosa su cui io e tanti altri nel PD ci stiamo visibilmente impegnando. Per me, la laicità è quell’auspicabile condizione culturale e civile di una comunità in cui la parola stessa non si deve continuamente ripetere. Se mai fosse stato necessario, dall’osservatorio di Bruxelles si vede ancora meglio quanto l’Italia sia indietro.

  • Facendo una ricerca su Google digitando “lavoro FVG”, ti ritornano ai primi posti le pagine dei giornali locali che parlano delle aziende in crisi. Diventassi segretario regionale, come ti comporterai per alleviare la grave crisi economica di questo fine decennio?

Guardare i dati delle aziende, di imprese che fanno la ricchezza di questo territorio, è come leggere bollettini di guerra. Nonostante le consistenti riduzioni nelle compartecipazioni erariali derivanti dalla crisi, per una regione autonoma come la nostra le possibilità di impegnarsi non mancano. Ad esempio, la Regione non ha ancora firmato le convenzioni con gli istituti di credito, mentre c’è la necessità di sbloccare i fondi a favore delle piccole imprese che hanno bisogno di liquidità. Si devono poi incentivare gli investimenti utilizzando gli strumenti che già ci sono, come Frie e Confidi, che andavano già da tempo implementati, e riportare Friulia alla missione originale cioè di sostegno alle imprese suscettibili di sviluppo. E’ chiaro però che la Regione, e la nostra è piccola, non può sostituirsi al Governo nelle scelte macroeconomiche; può però far sentire la sua voce al Governo soprattutto quando si tratta di crisi che si abbattono su aziende controllate dalla mano pubblica.

  • Continuo su questo tema: se dico Lavoro, Welfare e Federalismo cosa ti viene in mente?

In primo luogo dico che non si può tagliare la protezione sociale nel momento in cui cresce il numero delle famiglie in difficoltà. Per la prima volta, nonostante il miglioramento dei segnali del mercato finanziario, il lavoro sta andando a picco. Sono diminuite le domande di cassa integrazione ordinaria, ma stanno aumentando quelle per la Cig straordinaria. In regione si stima che 50mila persone non torneranno più al lavoro. Allora occorre far sì che funzionino meglio gli uffici provinciali del lavoro, sintonizzando la domanda con l’offerta; e fare un grande sforzo sulla formazione e sulla riqualificazione. Welfare e federalismo si muovono appaiati, dal momento che la possibilità di mantenere i livelli dei servizi raggiunti è legata alla possibilità di gestire le nostre risorse: il Governo deve essere adempiente e versare alla regione le compartecipazioni sulle pensioni Inps, fino all’ultimo centesimo. Ovviamente, giudizio negativo sul ddl 39 che crea un welfare irragionevole e discriminatorio: penalizza non solo gli immigrati ma anche, per esempio, i numerosi ricercatori e professionisti che operano nel nostro territorio pur non avendo in Friuli Venezia Giulia la residenza.

  • Altre tre: Ambiente, Territorio e Sicurezza.

Il Friuli Venezia Giulia non ha gravi problemi di sicurezza, ma non dobbiamo nasconderci che la collettività regionale è sensibile a questo tema, sia pure sotto l’aspetto di “percezione di insicurezza”, e il PD non può sottrarsi dal dare risposte chiare, o lasciare che le risposte arrivino dalla Lega, che butta i soldi della regione nelle ronde. Dobbiamo incentivare l‘integrazione ed il coordinamento tra le varie forze dell’ordine e la polizia locale. Vanno proseguite ed implementate le politiche di patti per la sicurezza stipulati fra governo, regione e città. Questi sono presupposti per promuovere il diritto di cittadinanza così come previsto nella Costituzione e garantire un’integrazione che non prescinda dal rispetto delle leggi. La questione dell’ambiente è strettamente legata a quella energetica. Entrambe vanno affrontate prima di tutto puntando sulla razionalizzazione, l‘innovazione e le nuove tecnologie per il risparmio energetico. Poi le energie pulite, il solare soprattutto: abbiamo ettari di tetti di capannoni e centri commerciali che possiamo e dobbiamo usare per il fotovoltaico. Dobbiamo invece dire no alla riduzione del suolo agricolo a favore del fotovoltaico e incentivare reti energetiche sostenibili e condivise dai territori.

  • Quale punto del tuo programma potrebbe fare la differenza e farti vincere le Primarie?

Credo che la forza della mia mozione sia nell’idea di rinnovamento del PD. Un partito rinnovato nelle persone, nei contenuti e nei metodi. Non intendo assolutamente buttare quanto di buono è stato fatto, sarebbe ingiusto e ingeneroso, ma occorre una sterzata.

  • Veniamo agli aspetti meno positivi. Debora Serracchiani è membro effettivo della commissione Trasporti e turismo, e supplente nella commissione Giustizia e libertà civili del Parlamento Europeo, se diventi segretario ci sarà un bel po’ di lavoro per te, e ti si rimprovera il doppio incarico. Contraddizioni?

Sinceramente, questa obiezione mi è stata rivolta con un’insistenza forse eccessiva. Ho spiegato più volte, calendario alla mano, che il tempo per fare entrambe le cose c’è. Sono invece, da parte mia, ben consapevole che il ruolo di europarlamentare può dare dei vantaggi al lavoro del segretario, quali accesso a ambiti istituzionali altrimenti preclusi a un segretario di partito, autonomia di azione politica, condizione super partes rispetto al territorio regionale. Sono cose di cui parlo con cognizione di causa, essendo ormai in carica da un certo numero di mesi.

  • Un pregio e un difetto di Martines, un pregio e un difetto della Carloni.

Enzo è una persona che ha creduto ne PD fin dall’inizio, ed è uno di quegli amministratori locali di cui il partito è orgoglioso, mentre la passione e la competenza di Maria Cristina sui temi dei diritti rappresenta un vero valore aggiunto.

Direi che possono bastare queste risposte. Nel salutarti e nell’augurarti un buon lavoro, ti lascio l’ultimo appello per le Primarie e per convincere gli elettori a scegliere te invece che i tuoi avversari.

Il PD deve scegliere ora quale sarà il suo futuro, e dopo aver scelto deve fare. Il mondo non aspetta che il PD decida da che parte andare, lui va avanti lo stesso. Perciò prendiamo il meglio del nostro dibattito interno, riconosciamo la legittimazione politica che viene dal voto delle primarie e pensiamo al lavoro che ci attende, tutti quanti, dal 26 ottobre. Se sarò eletta, io farò così.

Verso le Primarie: Maria Cristina Carloni

di Giacomo Lagona

Veneziana di nascita vive e lavora a Ronchi dei Legionari da sempre. Medico di Medicina Generale nel goriziano, presidente dell’Associazione Donne Medico e membro del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici della Provincia di Gorizia. Dal 2001 è consigliere comunale a Ronchi dei Legionari ed è stata consigliere regionale dal maggio 2006 all’aprile 2008. Questo il curriculum di un medico che vuole diventare segretario del Partito Democratico friulano per la mozione Marino. Noi le abbiamo fatto qualche domanda.

Maria Cristina CarloniMaria Cristina, innanzitutto ti ringrazio per aver accettato il nostro invito, ti chiedo subito di commentare i risultati congressuali.
Direi buoni. Prendere quasi il 10 per cento dalle assemblee congressuali dopo meno di due mesi di campagna elettorale è uno stimolo non da poco che ci obbliga a far meglio per le Primarie.

  • Il tuo programma parte da una premessa importante: “La mozione Carloni è aperta ai contributi di tutti voi. Perciò vi invitiamo a commentarla, proporre aggiunte o rettifiche”. Fondamentalmente vuoi dar vita al “Pd che vogliamo”: ma esattamente come volete che sia questo Partito Democratico?

Ci piace un PD aperto, allargato ai democratici che si riconoscono nella Costituzione nata dalla Costituente dopo la lotta al nazifascismo.
Nel centrodestra di oggi non c’è nessun partito che incarna quei valori e che può vantare quella paternità. Ma noi parliamo di futuro non di passato.
Vorremmo declinare al meglio la parola democrazia ed assumere compiutamente l’identità che già possediamo.

  • Nel tuo programma non si parla di rimescolamenti ma di un ricambio continuo di persone e di idee. Sostanzialmente non è la stessa cosa?

Ci piace un Partito Programma oltre che un partito di iscritti ed elettori. I nostri rappresentanti, eletti grazie alle primarie, per soli due mandati nelle istituzioni (così evitiamo la CASTA e la professione “politico”), quando camminano sono riconoscibili e credibili per quello che pensano, sono, dicono e fanno. Forse che i democratici progressisti nel mondo  sono diversi da questo modello? Se i programmi dei democratici, costruiti insieme ai cittadini, incarnano i nostri valori ed esprimono la concretezza che serve per radicare sul territorio cultura politica e rinnovamento,abbiamo allargato la partecipazione popolare e siamo credibili nei confronti degli elettori. Le persone che hanno svolto funzioni legislative o di rappresentanza,dopo due mandati faranno i tutor e gli sponsor di quelli che arriveranno dopo,con un meccanismo virtuoso per la politica. Questa è democrazia, come nel resto d’Europa. Mi piace ricordare che solo in Italia i Partiti sono” Monarchici”e ” Misogini ” per quanto riguarda l’espressione del rinnovamento e della  rappresentanza della società anche per quanto riguarda le donne… Il PD deve rifuggire assolutamente dal pericolo di riproporre questi  vecchi schemi. Altrimenti non sarà percepito come nuovo strumento da parte dei cittadini.
Non basta cambiare le foto di rappresentanza. Dobbiamo intraprendere un cammino, lungo, difficile, ma costruttivo che ci può riportare al governo della Regione con un partito moderno, aperto alle sfide del futuro ed una classe dirigente adeguata e credibile, oltre che virtuosa come pretende il nostro Codice Etico.

  • Laicità: un metodo, non un obiettivo. Così è scritto nella tua mozione, ma la mia impressione però è che si stia arrivando a considerare la laicità come un termine ubituale nel nostro linguaggio: non è che parlandone così spesso si arrivi ad una gara tra chi lo è di più?

La laicità è scritta nella Costituzione, non è qualcosa che si interpreta o si mette ai voti per vedere qual è la maggioranza che poi decide.
La Costituzione prevede che ogni persona sia INCLUSA nella “cittadinanza”: ogni persona, indipendentemente dal proprio credo o dal suo non credo deve sentirsi rappresentata da ogni decisione che il legislatore prende. Lo Stato si prende carico di ognuno,ed ogni persona è uguale di fronte al diritto, indipendentemente dalla sua professione di fede o di non fede.
Tutti coloro che rappresentano le istituzioni della Repubblica ed i legislatori dovrebbero vestire i panni di questa nostra laicità inclusiva. Per questo per noi LA LAICITA’ è un metodo, non uno spazio neutro collettivo che ognuno riempie come desidera nel suo privato. Il nostro Stato è laico,lo è il nostro Partito come da Costituzione.
Non c’è nessuna gara tra le mozioni, solo che su certi temi,come quelli di bioetica,ci sono delle differenze tra chi è ateo e tra chi professa religioni anche diverse.
La posizione delle Chiese, come di tutte le confessioni religiose presenti in Italia e le posizioni agnostiche vanno intese come sensibilità che i cittadini esprimono e pertanto non vanno ignorate,ma la politica e lo Stato non sono confessionali. Il cittadino resta ed è il perno intorno al quale ruota la politica e la cosa pubblica e solo a lui deve essere garantita piena libertà di scelta, in ragione del suo diritto ad auto determinarsi.

  • Il radicamento sul territorio è una prerogativa del prossimo segretario regionale, tu però tendi ad andare anche oltre confine. Non potrebbe diventare proibitivo?

Non affrontare la politica regionale con uno sguardo dall’Europa, non tener conto della posizione geopolitica del FVG sarebbe una grave carenza oggi che le persone e lo sviluppo delle conoscenze sono di fatto in movimento e che la maggioranza delle leggi italiane e regionali fanno capo alla legislazione europea. Come si fa a vedere correttamente la Regione se non si alza lo sguardo intorno ad essa?

  • Il Friuli Venezia Giulia sta patendo, come le altre regioni italiane, la grave crisi economica che stritola tutto il mondo. Il segretario Carloni cosa proporrà per tirarcene fuori?

Nessuno in questo momento ha la bacchetta magica… La politica ha delegato per troppo tempo ad altri la funzione che le spetta, quella di dare visioni e prospettive al futuro ed a governare i problemi. Sappiamo cosa non vogliamo diventi questa Regione. Un fortino arroccato su se stesso, concentrato sui cortili di periferia, impaurito dall’idea di futuro, rivolto al passato che non torna, compiacente dei poteri feudali.

  • Lavoro, Welfare e Salute. Tre temi importanti da risolvere entro breve. Cosa intendi proporre?

La grave crisi occupazionale si risolve, per ora, con un grande patto tra territori e con un ripensamento a breve, medio e lungo termine dei comparti e dei distretti, con una accelerazione sull’innovazione di tutti i settori dal turismo, ai servizi alla persona, all’agricoltura di qualità e alla logistica, con particolare riferimento all’economia “verde” quella che garantirà la riconversione energetica per la fine dell’era del “fossile”: energie rinnovabili, fotovoltaico, solare (Progetto 20,20,20 dell’Unione Europea).
Su Welfare e salute non possiamo che riprendere i progetti già in campo ed ormai accantonati dal centrodestra in questa Regione. Siamo consapevoli che l’emergenza futura in chiave assistenziale sarà la grande senilità e la non autosufficienza dati i numeri esponenziali a cui siamo già abituati e la grave carenza di aiuti alle famiglie ed in particolare all’occupazione femminile che comunque scontiamo ciclicamente, vista la carenza di asili nido e servizi per l’infanzia a costo sociale.

  • Altre tre urgenze in evidenza: Immigrazione, Ambiente e Istruzione. Le tue proposte?

L’immigrazione è scontata per lo sviluppo di questa Regione: non avremmo i numeri per coprire basilari servizi. L’accoglienza civile e l’integrazione delle persone che qui vengono è presupposto di convivenza pacifica e di rispetto reciproco, senza razzismi né paure. Ci sono decine di progetti finanziabili per i municipi in grado di supportare associazioni, scuole, imprese enti locali e volontariato, anche religioso, che in sinergia aiutano le persone ad orientarsi con la lingua, la legislazione, la burocrazia, l’educazione civica. Questi progetti in rete e le esperienze passate nei comuni che hanno affrontato il problema più da vicino, devono essere patrimonio di tutti.
L’Ambiente è una delle ricchezze più importanti che possediamo. Il consumo indiscriminato di territorio peserà sulle generazioni future. È fondamentale che la Regione si doti di un piano Energetico e di tutela Ambientale al passo con le esigenze dei cittadini e della qualità della vita.
L’istruzione e formazione continua per tutti non è uno slogan: le sfide future porteranno un divario tra generazioni sull’uso delle tecnologie, e tra persone sulla conoscenza scientifica. Questi divari vanno colmati, facendo delle nostre scuole quei luoghi accoglienti, sempre aperti e non garantiti a tempo intermittente dove si fa e si sviluppa cultura.

  • Il tema della tua mozione a cui tieni di più il quale potrebbe fare la differenza a queste Primarie?

Il tema dei diritti di cittadinanza e del rapporto tra i cittadini e la politica. Credo che il PD debba ritrovare questo antico legame di partecipazione vera ed autentica con tutti i portatori di interessi della nostra società regionale, tralasciando l’autoreferenzialità che ci ha contraddistinti in un recente passato.

  • Ti si “rimprovera” che sei troppo poco occupata in politica per rappresentare al meglio una regione che vorrebbe ritornare a governare, e che i tuoi interessi principali sono i diritti dei malati e la salute più in generale. Perché dobbiamo fidarci di un candidato che ha poca esperienza all’interno delle Istituzioni?

Sono giovane in politica. Otto anni di consigliere comunale a Ronchi dei Legionari, circa 20 mesi in Consiglio Regionale. Un amministratore dopo 10 anni di lavoro ha già imparato abbastanza e forse dovrebbe lasciare il passo.
Un segretario politico ha un’altra valenza: accompagna i processi, li interpreta, li media, garantisce la riuscita di un percorso. Per il PD che nasce dopo questo primo Congresso di fondazione, credo ci voglia una segreteria così: aperta e costruttiva, concreta ma che guardi lontano, vicina ai bisogni dei territori, innovativa ma ancorata alle nostre radici, presente per riedificare una grande casa che ora ci manca.

  • L’ultima domanda. Debora Serracchiani, un difetto e un pregio. Vincenzo Martines, un difetto e un pregio.

Debora è una grande comunicatrice mentre ha il difetto di essere troppo sicura (in politica nulla è scontato!)
Vincenzo ha il pregio di avere una tenacia da maratoneta. Il difetto? Sempre in politica (troppo?)

Maria Cristina ti ringrazio tantissimo a nome del circolo di Cordenons per essere stata con noi, e ti chiedo un’ultima battuta per convincere i simpatizzanti del Partito Democratico ad andare alle Primarie e scegliere te come segretario regionale

Perché una buona politica fa bene anche alla salute!

Verso le Primarie: Vincenzo Martines

di Giacomo Lagona

Vincenzo MartinesVincenzo Martines è il primo dei candidati che ho intervistato per il circolo di Cordenons, per cui, merito alla prima, le domande sono state un termine di paragone per le successive: infatti abbiamo deciso di fare ai tre candidati alla segreteria regionale – Debora Serracchiani, Maria Cristina Carloni e, appunto, Vincenzo Martines – le stesse identiche domande onde evitare distingui tra le risposte e rendere più uniforme le interviste senza palesare interessi verso l’una o l’altra mozione. Non so se ci son riuscito, ma sicuramente ho fatto del mio meglio per rendere queste quattro chiacchere con ognuno di loro accettabili e soddisfacenti per tutti, sia concittadini che semplici curiosi di passaggio… ma non tanto… spero. Dunque vi lascio a Enzo Martines e ci aspettiamo tanti commenti e domande al candidato della mozione Bersani. Buona lettura.

Triestino di 45 anni, vive a Udine da quando ne aveva 7, è felicemente sposato ed ha una splendida bambina di sei anni. In politica ormai da oltre un decennio tanto da occupare oggi, per la seconda volta in due mandati, la carica di vice sindaco sotto la giunta di Furio Honsell. Questa una brevissima biografia del candidato alla segreteria del Partito Democratico del Friuli Venezia Giulia Vincenzo Martines.

Vincenzo intanto grazie per aver accettato il nostro invito, la prima domanda che ti pongo è di giudicare e commentare i risultati congressuali regionali.

    Il risultato è soddisfacente, con alcuni momenti brillanti come la Provincia di Trieste: e ciò pur di fronte all’indubbia forza del nostro principale avversario. Il lavoro sul territorio e le ragioni della mozione hanno rotto quel legame emotivo che esisteva verso quello che è stato il candidato che tutti noi abbiamo sostenuto alle Europee solo qualche settimana fa. Siamo quindi riusciti a far passare le ragioni del dibattito e il merito dei contenuti, grazie al grande entusiasmo dei tanti Comitati Bersani Martines che sono nati sul territorio: comunque sia è un importante passaggio politico, ma le primarie si giocano su altri piani, a partire da una platea molto più vasta. In questa ulteriore fase della campagna continueremo a far ragionare sulle nostre proposte politiche.
    Se ci sarà coerenza col dato nazionale emergerà con forza che la ricetta di Bersani che propone contenuti molto concreti e seri per il lavoro, l’economia e il welfare è quella che come in altri contesti risulterà la più adatta anche per il FVG.
    Il fattore primario è comunque che siamo riusciti a evitare un plebiscito, che per un partito è una dimensione mortificante.

  • Nel tuo documento di programmazione dici che la mozione è “aperta a tutti i contributi utili a raggiungere questi importanti obiettivi”. Quali sono questi obiettivi?
    Nella prima fase di questa lunga campagna elettorale, abbiamo arricchito i contenuti della nostra mozione di interventi delle tante persone incontrate in tutta la regione. Ricordo, per esempio,  contributi sui temi del lavoro dei giovani della “Carovana Bersani”, il documento delle tante  donne che hanno voluto appoggiare la mia candidatura, le riflessioni dei diversi territori. La ricetta Bersani può essere presa a riferimento per offrire ai cittadini del FVG una vera alternativa al centro destra, che in questo momento ha ancora un consenso importante. C’è bisogno di vere riforme per migliorare la vita dei cittadini del fvg. Rafforziamo gli interventi sul “sociale”,  sulla formazione. Premiamo le imprese che creano lavoro. Agevoliamo le piccole imprese, gli artigiani che sono il tessuto economico diffuso della nostra regione. Diamo forza ai comuni per difenderci dalla crisi che colpirà tante famiglie. Anche in regione eliminiamo gli sprechi della politica. Per raggiungere questi obiettivi ci vuole un partito che sappia dare l’esempio, in cui i cittadini trovino risposte. Un partito organizzato e presente. Da soli non possiamo farcela a battere una destra che in alcune aree della regione raggiunge il 70% di consensi. Dobbiamo saper creare alleanze che a partire da subito e dall’opposizione convincano sempre più cittadini che il centro sinistra e il PD per primo ha le proposte giuste per uscire dalla crisi che purtroppo durerà ancora a lungo.
  • Tu dice chiaramente che il “tuo” Pd non sarà un rimescolamento dei Ds e della Margherita, quindi come sarà il “tuo” Partito Democratico?
    Non si tratta solo di rimescolare due culture politiche: ex ds e ex margherita. Si tratta finalmente di spiegare che insieme a tutti coloro che hanno fondato il PD,  si deve elaborare una nuova cultura politica. Non dobbiamo fare più i separati in casa, discutiamo sulla natura del partito. Fino a oggi non ci hanno dato la possibilità di fare un congresso fondativo. È prevalso il tatticismo, non la strategia. In assenza del dibattito che finalmente consumiamo con il primo congresso, non saremo solo fondatori del PD, ma tutti autentici protagonisti del futuro di questo grande progetto. La sfida da vincere è passare definitivamente dall’Ulivo che era un patto elettorale a una vera forza riformista che, come dice Bersani  “amalgama persone diverse, incrocia percorsi che vengono da lontano con la freschezza di chi si è appena messo in cammino”. Mi riconosco in queste parole e di sicuro sapremo applicarle anche qui da  noi.
  • Laicità è la parola d’ordine nelle mozioni nazionali e anche nelle mozioni dei tre candidati alla segreteria del Friuli Venezia Giulia è molto sentita. Non è che si farà la gara a chi è più laico dell’altro?
    È un tema molto sentito, in verità. Nei tanti incontri cui ho partecipato si tratta di un tema tra i più sentiti. Perché riguarda le coscienze singole, ma anche l’identità del partito. Dire che il nostro è un partito laico, significa dare una natura certa al PD. Anche in questo caso la carenza di un dibattito interno, non ha fatto crescere una coscienza comune. Lo stiamo facendo ora con il congresso. Sui temi etici e sulla “fusione” delle diverse culture di provenienza vale il principio per cui non sono solo i rappresentanti istituzionali a stabilire le scelte definitive, ma tutto il partito nel suo complesso. Gli iscritti e i simpatizzanti hanno mai discusso sui temi del testamento biologico? Sulla questione morale? Su come si integrano le culture fondative del PD? Dobbiamo promuovere un dialogo interculturale e interreligioso di mutuo apprendimento. A partire  dai principi non negoziabili nei quali tutti ci riconosciamo: quelli della Costituzione e della Carta dei diritti dell’Uomo.
  • La tua mozione all’apparenza sembra quella che vuole porre le più solide basi al radicamento sul territorio. Cosa significa per te “radicarsi sul territorio” e come intendi raggiungere questo ambizioso progetto?
    La partecipazione non è uno slogan e nemmeno un mero evento elettoralistico. In questi anni mi sembra sia prevalsa la suggestione mediatica alla responsabilità individuale e collettiva che chi lavora per il partito deve metterci. Dobbiamo dare il buon esempio a tutti coloro che credono in noi. I nostri tanti circoli devono tornare e stare sul territorio riprendere il dialogo con la comunità circostante. Tornare a fare quello che la Lega nord dicono faccia meglio di noi. Stare con i cittadini a spiegare le nostre ragioni. Le nostre ragioni a differenza della destra non sono semplici slogan.
  • Entriamo nel merito dei problemi. In Italia la crisi economica è la padrona assoluta e la nostra regione non è andata molto meglio delle altre regioni italiane. Come intendi comportarti se venissi eletto segretario?
    La Regione si deve interrogare su quale sia il modo migliore di sostenere la ristrutturazione del quadro imprenditoriale che uscirà da questa crisi. Credo che il problema sia davvero focale per il nostro futuro e l’impressione è che solo una strategia su più livelli d’azione favorirà un efficace sostegno da parte delle istituzioni, non solo alle grandi realtà industriali che sono entrate in una fase di difficoltà, ma soprattutto a quel tessuto di piccole e medie imprese che forma da sempre l’ossatura della nostra economia e che è compito primario agevolare in un momento critico come questo.
    Sostegno su più piani, quindi: a mio giudizio le priorità dovrebbero essere cinque: occupazione, internazionalizzazione, formazione e maggiore liquidità a favore delle imprese virtuose; innovazione.
    1. Se il grande problema di questa crisi sarà la disoccupazione, che oltrepasserà la fase di recessione, bisognerà far capire in modo chiaro, che la ricerca di efficienza nelle imprese non può passare solo attraverso i tagli di personale, altrimenti sarà chiaro che oltre alle aziende in crisi a tagliare saranno anche altri.
    2. Se è vero che in Friuli Venezia Giulia le piccole e medie imprese hanno forte vocazione all’export, è necessario avere in testa che ogni ostacolo frapposto a livello burocratico, infrastrutturale e politico a questa propensione è un colpo mortale che si infligge alla nostra economia. Attrarre imprese con tre cose fondamentali: tempistiche infinitamente più rapide, burocrazia inesistente, infrastrutture efficienti e costo dell’energia decisamente inferiore.
    3. L’unico sistema per riassorbire la disoccupazione è favorire la nascita di nuove imprese, dobbiamo attrezzarci come sistema: ai lavoratori vanno assicurate opportunità di formazione e riconversione professionale, il mercato del lavoro va messo in contatto con domanda e offerta reale, dare a chi è rimasto senza occupazione delle carte in mano per giocarsi il proprio avvenire.
    4. Anche per il sistema del credito finanziare nuove realtà imprenditoriali dovrebbe diventare quasi un imperativo e per questo la messa in discussione di Friulia è quanto meno singolare, in mancanza di idee concrete e “pesanti” su come rimpiazzare uno strumento che oggi come oggi risulta ben più decisivo di quanto appare. La regione si faccia garante di un atteggiamento maggiormente costruttivo con il ssitema finanziario privato a favore delle imprese più virtuose.
    5. Selezioniamo gli aiuti agli investimenti sulla produttività, sull’innovazione, sull’automazione e sulle tecnologie che aiutano la produttività e la qualità del prodotto.
  • Ambiente, Welfare e Salute: i primi tre grandi temi da trattare con le maiuscole. Come si muoverà il Partito Democratico da te presieduto?
    Questi sono temi difficili da affrontare con pochissime parole. Perché welfare e salute sono termini di un unico sistema integrato dedicato alla sicurezza sociale. Si incrociano i temi della sanità dove prevenzione, assistenza domiciliare, hospice, devono essere punti di riferimento; con una vera politica demografica che deve mettere in luce la composizione sociale della nostra comunità, per definire servizi alla persona più efficaci in un epoca di ristrettezze finanziarie. Concepiamo, inoltre, nuovi rapporti con il terzo settore e con il volontariato. Va però chiarito che un welfare solido è volano di sviluppo di progresso e di ricchezza. Nelle società più evolute, nei periodi di crisi, si investe sul welfare e sulla formazione per preparare il futuro, così dobbiamo fare. Politiche ambientali ed economia pulita sono linee di indirizzo per competere con le economie che hanno creato la crisi cui siamo sottoposti. La green economy può creare nuovi posti di lavoro, nuove professionalità e soprattutto una cultura del benessere diffuso più consono alle esigenze di salute e difesa del territorio. Green economy vuol dire dedicarsi alla ricerca delle risorse rinnovabili, alla valutazione consapevole delle infrastrutture necessarie allo sviluppo del territorio, al sostegno di quelle imprese che sanno investire nel futuro.
  • Immigrazione, Sicurezza e Federalismo: stessa domanda di prima, cosa proporrà la tua segreteria?
    Su immigrazione e sicurezza vale a mio parere un principio che deve ispirare le nostre politiche. Il cittadino non può essere considerato in modo passivo nel risolvere i problemi che sente pressanti. Noi vogliamo un cittadino attivo. E non con le ronde. Perché le ronde sono un modo semplicistico per rendere passivi i cittadini rispetto alle paure che tutti noi deleghiamo alla politica. Stabilito che bisogna avere mano ferma con chiunque delinque, la sicurezza si costruisce mettendo insieme l’amministrazione comunale, le forze dell’ordine, le associazioni degli immigrati, dei cittadini residenti, della associazioni che si occupano da tempo di questi temi. Questa rete crea prevenzione e isola i casi più gravi, crea le condizioni di rispetto reciproco. Così si è fatto a Udine e in altre città della regione. In fvg questo modello funziona. Il federalismo è uno degli argomenti che hanno fatto la specialità della nostra regione. Difendiamo e rafforziamo la nostra autonomia decisionale a livello territoriale ora che ci apprestiamo alla riforma del federalismo fiscale sotto la spinta della Lega nord. Il prossimo anno dovremo dimostrare che siamo capaci di mantenere la nostra specialità e che saremo capaci di proporre una politica fiscale all’altezza delle richieste del nord italia e del nord est che sente forte questo tema.
  • Quale è, secondo te, il punto forte del tuo programma che ti permetterà di vincere questa competizione regionale?
    La concretezza. Tutti i temi qui accennati devono essere la dimostrazione che il nostro partito è pronto a una proposta alternativa alla politica della giunta Tondo. Con molta cura e umiltà dobbiamo metterci al lavoro per ricostruire il percorso che ci porterà alle elezioni amministrative del 2013. Avremo modo di misurare la nostra capacità di stare sul territorio a cominciare dalle elezioni che si svolgeranno nel 2011 in alcune importanti amministrazioni della regione.
  • Dando un’occhiata al sito comunale di Udine, tu sei  Vice Sindaco, Assessore Attività Economiche, alle Attività turistiche, al Bilancio, Bilancio sociale, Commercio e attività produttive, Finanze, Locazioni, Marketing urbano, Mercati e annona, Rapporti con associazioni di consumatori… Il doppio incarico è stato una sorta di spada di Damocle per la Serracchiani, per te dovrebbe essere una serie di mannaie con tutti gli incarichi e le deleghe che ricopri!
    Fare l’elenco delle competenze significa non conoscere quale è il lavoro di un assessore. L’assessore coordina tutte quelle mansioni, non se ne occupa come fosse lo specialista delle singole voci. Altrimenti sarei un dirigente del comune, non l’assessore. Sono vicesindaco, assessore al Bilancio e alle Attività produttive. Se verrò eletto segretario mi dimetterò da Vice sindaco. E lo farò perché quel ruolo così importante, non si concilia con il nuovo ruolo politico. Faccio l’assessore al Comune di Udine ormai da sei anni e mezzo e credo di conoscere quali sono i carichi di lavoro cui sono sottoposto. Certo molto impegnativi, ma conciliabili con un nuovo incarico che svolgerò sul territorio regionale. Per quel che mi riguarda il problema non è il doppio incarico, ma il tempo a disposizione. Debora è sicuramente in buona fede quando dice che ce la farà a conciliare tutto, ma noi abbiamo qualche dubbio. Con un collegio così grande e importante come quello del Nord Est unito all’Emilia-Romagna, che rappresenta una popolazione poco inferiore all’Olanda e superiore alla Danimarca, e sapendo che un parlamentare europeo è di regola libero a fine luglio, ad agosto e nei week end, sarà dura seguire tutto. Il nostro partito ha bisogno di molta presenza. Naturalmente io non ho mai fatto l’europarlamentare e forse non ho chiaro bene come funziona. Comunque io tengo molto a che Debora faccia al meglio il suo lavoro, perché la sua affermazione ha un grande valore per tutti noi.
  • Io non conosco il lavoro di assessore, e infatti il mio era solo un elenco delle tue competenze esattamente per quelle che sono.
    Un’ultima domanda “cattiva”: un difetto e un pregio delle tue avversarie alla segreteria regionale.

    Debora sa dire molto chiaramente ciò che pensa, ma non è una grande “mediatrice”. Cristina la conosco molto di meno, ma sicuramente è una persona che sa ascoltare. Sono donne molto in gamba e conoscono la politica.
  • Vincenzo io ti ringrazio per averci concesso parte del tuo tempo, e nell’augurarti un buon lavoro ti chiedo un’ultima battuta per convincere i cittadini di Cordenons ad andare alle Primarie e votare te anzichè gli altri due candidati.
    Sarò presente, mi dedicherò a far ripartire questo partito che si è un po’ inceppato. Lo faro con lo stile che hanno i tanti bravi amministratori della nostra regione. Con sobrietà, con coscienza e mettendo a disposizione tutte le mie energie, la mia esperienza. Con i temi qui brevemente elencati possiamo dare una prospettiva allo sviluppo della nostra regione che ha bisogno di nuove idee per uscire dalla crisi nella quale ci troviamo. Mi candido a guidare un PD all’altezza della situazione.

Spero che le parole di Enzo Martines siano state utili per pensare alle Primarie come passo importante per la vita democratica del Partito e della nazione. Un Paese Democratico si misura anche con le elezioni, noi del Partito Democratico ci stiamo provando: facciamo in modo di riuscirci.

Il 25 ottobre scegli il tuo candidato e vota alle Primarie!