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L’uno contro l’altro

di Giacomo Lagona

Alla fine il mio best case scenario si è avverato: Cameron Primo Ministro e Nick Clegg suo vice. Nel nuovo governo conservatore spiccano anche i cinque ministri liberal-democratici compresi Clegg, mentre ai Tories andranno 6 ministeri pesanti: George Osborne diventa cancelliere dello Scacchiere, Liam Fox ministro della Difesa, Andrew Lansley andrà alla Salute, Theresa May è stata nominata ministro dell’Interno, mentre alla Giustizia va Ken Clarke. Ma soprattutto la guida del Foreign Office del ministro degli Esteri ombra, William Hague, euroscettico ad mortem, con il quale si prospetta una difficile convivenza per gli europeisti liberal-democratici. I ministri Lib-Dem saranno quattro più una ventina di sottosegretari: il capo segreteria di Clegg, Danny Alexander, al ministero per gli Affari scozzesi; al numero due del partito, Vince Cable, andrà la responsabilità di “banche e imprese” (forse ministro del Tesoro); David Laws sarà il ministro per l’Infanzia mentre ancora non si sa l’incarico per l’ex candidato a leader dei lib-dem Chris Huhne.

Il patto di non belligeranza per i prossimi cinque anni tra conservatori e Lib-Dem ha dato vita – all’indomani dell’elezione di Cameron – ad un documento di Hague dove si esclude l’ingresso nella moneta unica e prevede inoltre un referendum in caso di qualsiasi trasferimento di sovranità inglese all’Europa. Questo ha subito portato un paio di problemi: il cambiamento radicale dei rapporti UE/GB, la possibile richiesta di ritorno dei poteri penali, sociali e occupazionali oggi sotto la giurisdizione di Bruxelles e Strasburgo. Un altro passo “grave” è stato il ritiro dei Tories dal Ppe e dar vita, assieme ai polacchi del Partito della legge e della giustizia del defunto presidente Lech Kaczynski e i cechi della Piattaforma Civica Democratica, ad una coalizione anti europea ed euroscettica.

I guai per Cameron e Clegg sono soprattutto economici: «Nessun governo in tempi moderni ha ricevuto un’eredità economica così terribile», ha ripetuto Cameron in questi giorni. Il nuovo Primo Ministro e il suo vice «concordano che la riduzione del deficit e la continuità per assicurare la ripresa economica sono le questioni più urgenti che la Gran Bretagna deve fronteggiare». Il nuovo governo ha il punto principale del suo programma nei tagli della spesa pari a sei miliardi di sterline per il 2010, e una riduzione del deficit record del Paese, pari a 163 miliardi, nel più breve tempo possibile. Verrà introdotta una tassa sui profitti delle banche e l’avvio di una commissione per studiare una riforma strutturale degli istituti di credito con la possibilità di dividere il settore investimento da quello commerciale. Tutto questo mentre i Labour sconvolgono gli assetti interni e si preparano a cambiare totalmente.

Quello che si sentiva da giorni nell’aria tra qualche giorno si avvererà: David Milliband correrà per la carica di segretario del Labour britannico. Naturalmente non è l’unico candidato a farsi avanti nell’era del post Blair e Brown, sicuramente si faranno presto avanti i due più quotati esponenti della sinistra radicale dei laburisti, Ed Balls e Jon Cruddas, i quali anche se non porteranno scompensi vistosi tra i laburisti al voto, sicuramente avranno la loro bella fetta di sostenitori.
I due nomi citati erano – e sono – praticamente scontati, e settimana prossima sapremo se entrambi o uno solo dei due sfiderà Milliband alla guida del partito. Quello che invece non appariva scontato, anche se probabile, era la candidatura di un quarto (quinto se si candida anche l’ex ministro della sanità Andy Burnham) uomo forte del Labour: Ed Milliband.

Ed è il fratello minore di David: forte sostenitore di Gordon Brown, è stato consigliere e speechwriter dell’ex premier e fino all’arrivo di Cameron a Downing Street è stato ministro dell’energia e dei cambiamenti climatici. Nel suo discorso di candidatura ha parlato del Labour come di un partito senza lo smalto e la forza perché «abbiamo perso il contatto con i valori che facevano di noi una forza progressista», ha detto che bisogna trovare quell’idealismo raccolto in tredici anni di governo trasformando i valori in azione: “abbiamo perso il contatto con la vita delle persone che rappresentiamo”. Ed ha 40 anni, vive con un avvocatessa ed hanno un figlio.

David Milliband invece è il più accreditato vincitore alla segreteria laburista. Ministro degli Esteri durante la premiership Brown, David è un uomo di Blair con cui ha lavorato per molti anni anche al governo presiedendo nel 2005 il Ministero delle Comunità e degli Enti Locali e nel 2006 quello dell’Ambiente, è indicato come uno degli uomini più brillanti dei New Labour e la sua candidatura è la naturale conseguenza di un lavoro in continuo crescendo della sinistra anglosassone. Sposato con una violinista della London Simphony Orchestra, insieme hanno adottato due bambini.

Ma la gara tra i Milliband sarà fraterna, non fratricida. Da come si apprende dai due rivali, la famiglia rimarrà unita a prescindere dal vincitore. Infatti, durante la conferenza stampa che annunciava la candidatura di Ed Milliband, un giornalista ha chiesto per chi voterà la madre. «Tifa per Jon Cruddas», ha risposto Ed. Ieri l’Economist commentando la notizia non si è schierato, ma ha previsto qualcosa: «La nostra previsione è che in autunno il nuovo leader del Labour si chiamerà Miliband». E se lo dice l’Economist…

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Lord David Cameron

di Giacomo Lagona

Alle 20,20 italiane Gordon Brown rassegna le dimissioni da Primo Ministro del Regno Unito e si avvia a rimettere il suo mandato nelle mani della Regina. Alle 21,37 David Cameron riceve l’incarico di formare il nuovo governo, probabilmente (sicuramente) con Nick Clegg vice Primo Ministro e sei ministri dei liberal-democratici. Il mio best case scenario si avvicina sempre di più, domani di certo l’avrò vinta.

Cameron ha vinto, ma non potrà governare

di Giacomo Lagona

Come da copione i conservatori hanno vinto senza problemi con 306 seggi contro i 258 dei laburisti e i 57 del flop liberal-democratico. Nel discorso di ieri pomeriggio Brown ha ribadito che continuerà a lavorare per il Paese, ma si è detto disponibile a formare un governo assieme a Clegg se Cameron non dovesse arrivare ad un accordo con i liberal: è un loro diritto-dovere farlo. In questo momento i Labour alleandosi con i Lib-Dem di Clegg arriverebbero a 315 seggi, quindi ben lontani dai 326 indispensabili per avere una maggioranza in grado di governare senza problemi. Inoltre, una maggioranza Brown non l’avrebbe nemmeno se si alleasse con qualunque dei partiti minori, quindi sarebbe comunque ben distante dal governo forte che avrebbero bisogno oggi gli inglesi. Ma non è questo fondamentalmente il punto. Il punto è che Cameron ha vinto, e pur senza maggioranza deve provare a governare.

Dopo il discorso di Brown è toccato al leader dei Tories andare davanti alle telecamere e parlare agli inglesi. Il suo discorso è stato corretto, onesto e preciso: ha sostanzialmente avvisato Clegg che un accordo con loro è sempre possibile ma solo a determinate condizioni. E cioè rispettare in toto il programma dei conservatori così com’è senza cambi o alterazioni di nessun genere; senza cambiare una virgola sulla politica europeista e sull’immigrazione, temi lontani dal programma dei Lib-Dem. Ha difeso il maggioritario secco ed ha abbozzato l’idea di formare una commissione apposita in grado di proporre alternative all’attuale sistema elettorale. Ha fatto intendere che andrà avanti anche con un governo di minoranza, e questo vuol dire che ogni volta dovrà andarsi a cercare i voti per far passare qualunque cosa. E’ dura in questo modo, però Cameron ha un arma in più: il Primo Ministro può decidere di indire elezioni anticipate in qualsiasi momento. Quindi se vede che la partita è persa in partenza gli rimarrà sempre la carta delle elezioni per cercare di ribaltare tutto alle urne.

C’è un problema però: al prossimo vertice dei Labour, Gordon Brown cederà il posto a David Milliband. Questo è uno svantaggio per i Tories perché Milliband – attuale Ministro degli Esteri – come capo dei Labour è un osso duro da battere e da manipolare. Insomma, non è Brown e Cameron ne è consapevole, quindi starà molto attento alle mosse da fare nei prossimi mesi/anni.

Il mio parere è sempre quello di qualche giorno fa: Conservatori e Liberal-Democratici alleati nel formare un governo di coalizione che duri il tempo necessario per rafforzare Cameron come Primo Ministro e i conservatori come prima forza del Paese. Dopo si vedrà.

Update 18.30.

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